LA PAROLA: SOCCORSO

 

Viene definita soccorso l'azione compiuta per prestare aiuto a cose e persone in pericolo o bisognose di assistenza.

 

Prestare soccorso in mare è obbligatorio ed è contemplato anche dal Codice della Navigazione. Il soccorso prestato si distingue in salvataggio e assistenza, il primo avviene quando l'unità soccorsa si trova nella impossibilità di cooperare con l'unità soccorritrice, mentre si parla di assistenza quando l'unità in pericolo è in condizioni di collaborare attivamente con l'unità soccorritrice.

Nel Codice Internazionale dei Segnali, per la richiesta di assistenza è utilizzata la lettera "V" (Victor), costituita da una bandiera rettangolare bianca con la croce di Sant'Andrea rossa.

 

 

La chiamata di soccorso in fonia viene effettuata trasmettendo il segnale di soccorso "Mayday" ( ripetuto tre volte), seguito dalla parola "Qui" ("Delta Echo" in caso di comunicazioni internazionali), seguita a sua volta dal nominativo di identificazione del mezzo in pericolo (ripetuto tre volte).

 

A questa chiamata di soccorso farà seguito il messaggio di soccorso composto da:

- il segnale "Mayday"

- il nome o altra forma identificazione del mezzo in pericolo;

- le indicazioni riguardanti la posizione del mezzo;

- la natura del pericolo e il tipo di soccorso richiesto;

- qualsiasi altra informazione che possa rendere più agevoli le operazioni di soccorso.

 

Qualsiasi stazione mobile che riceva la chiamata di soccorso è obbligata a dare il "ricevuto", a meno che non si sia in vicinanza di una o più stazioni costiere, nel qual caso è bene attendere un breve intervallo di tempo prima di accusare "ricevuto", dando in tal modo alla stazione costiera la precedenza.

 

Il "ricevuto" di un messaggio di soccorso è composto da:

- il segnale "Mayday";

- il nome del mezzo o altra identificazione del mezzo che ha trasmesso il messaggio soccorso (ripetuto tre volte);

- la parola "Qui" ("Delta Echo" in caso di comunicazioni internazionali);

- l'indicativo di chiamata o altra identificazione della stazione che trasmette il "ricevuto" (ripetuto tre volte):

- la parola "Ricevuto" (RRR pronuncia "Romeo Romeo Romeo" in caso di comunicazioni Internazionali);

- il segnale "Mayday"

 

Appena possibile, la stazione mobile che ha trasmesso il "ricevuto" deve dare informazioni sulla propria posizione, la velocità ed il tempo necessario per raggiungere il mezzo in pericolo.

Il Regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare stabilisce i principali segnali che possono essere mostrati insieme o separatamente e indicano pericolo e bisogno di soccorso:

- un colpo di cannone o altro segnale esplosivo sparato a intervalli di circa 1 minuto;

- un suono prolungato emesso da qualsiasi apparecchiatura per segnali da nebbia;

- razzi, candelotti, artifici pirotecnici proiettanti, stelle rosse, lanciati uno alla volta a brevi intervalli;

- un segnale emesso con radiotelegrafo oppure con altro sistema di segnalazione, consistente nel gruppo "tre punti, tre linee, tre punti" (SOS) dell'alfabeto Morse;

- un segnale emesso per radiotelefono, consistente nella parola Mayday;

- il segnale di pericolo del Codice Internazionale indicato con le lettere N.C.

- l'esposizione di un segnale costituito da una bandiera quadrangolare avente al di sopra o al sotto un pallone o qualsiasi oggetto che assomigli a un pallone;

- fuochi accesi sulla nave (quali si possono ottenere bruciando barili di catrame, olio, etc);

- un razzo a paracadute oppure un fuoco a mano che produca una intensa luce rossa;

- un candelotto fumogeno di colore arancione;

- un movimento lento e ripetuto delle braccia allargate dall'alto in basso da ciascun lato;

- il segnale di allarme radiotelegrafico;

- il segnale di allarme radiotelefonico;

- segnali approvati trasmessi da sistemi di radiocomunicazione, compresi i risponditori radar dei mezzi di salvataggio.

 

E' vietato l'uso o l'esibizione di ciascuno dei citati segnali e di altri che possano essere confusi con questi, se non con lo scopo di indicare pericolo e bisogno di soccorso.

 

 

 

 

 

Articolo tratto dalla rivista “Bolina”.