TSUNAMI IN MALESIA


IMPROVVISAMENTE coste assolate, gremite da rigogliosa vegetazione che digradando dolcemente lascia con riluttanza spazio a splendide spiagge accarezzate da un mare da sempre  generoso, sono state colpite e travolte dalla furia "dell'ONDA". L'oceano, sorgente di vita, ha riscosso il suo macabro  tributo. 

Il 26 Dicembre lo TSUNAMI si è abbattuto sulle coste di tutti i paesi bagnati dall'Oceano Indiano, da quelli del sud-est asiatico a quelli dell'’Africa orientale. Centinaia di migliaia le vittime, alcune colte nel quotidiano di una vita difficile, altre durante il periodo scelto per passare le vacanze. Due realtà  in stridente contrasto e simbiotiche allo stesso tempo. 

Per puro caso in quel momento (eravamo appena rientrati da Penang, isola malesiana pesantemente colpita dallo tsunami) ci trovavamo nell'isola di Langkawi , nell’arcipelago omonimo,  luogo fortunatamente ( data la vicinanza all'epicentro) poco colpito in quanto  “protetto” dalle coste di Sumatra e non esposto apertamente alle acque dell’Oceano Indiano…

Santo Stefano, 26 dicembre, ore 12.30 locale, stiamo girando con il nostro affezionato motorino, noleggiato fin dal primo giorno e godendoci la nostra ultima giornata da vacanzieri……all’interno dell’isola, lontani dal mare……mentre una grande onda, scaturita da uno dei più forti terremoti registrati negli ultimi cinquant’anni, si sta alzando all’orizzonte pronto per travolgere tutto: case, porti, hotel.

Tempo dopo, quando arriviamo sulla  costa capiamo subito che qualcosa di grave è accaduto,  l’apprensione sale man mano che, sorpresi e spaventati, vediamo:  

un porto, grande ed elegante,  rimasto senza pontili trascinati via dalla furia della natura e di conseguenza le barche, quelle non affondate, si ritrovano incastrate l’una contro l’altra oppure “vagano” impazzite al centro del bacino…. 

un villaggio di pescatori  completamente spazzato dalla furia dell’acqua….

le barche prossime alla riva sono state scagliate sulle strade e nei campi circostanti...

  il fango trascinato dal ritirarsi dell'onda ha sommerso tutto........

Con il cuore in gola, proseguiamo verso il nostro resort, strada facendo zigzaghiamo tra macerie, macchine e barche in condizioni e posizioni impossibili... che ti strappano dalla realtà.... e finalmente arriviamo. Per fortuna la zona dove alloggiamo, più riparata, non ha subito danni rilevanti.

Finiamo la giornata ascoltando le prime notizie allarmanti dei vari telegiornali, cercando conferme per i nostri voli di rientro per l’indomani ed accertandoci poi personalmente che la strada per l’aeroporto fosse libera e praticabile. Alle 23.30 del 27 dicembre siamo a Kuala Lampur pronti a decollare per Roma (su  un aereo praticamente vuoto) dove, arriviamo stanchi ma consapevoli di essere tra i turisti “più fortunati”…le notizie aggiornate che leggiamo sui quotidiani sono apocalittiche e commoventi; pian piano prendiamo coscienza della reale entità della catastrofe.

 Stiamo bene e pronti a riprendere la nostra quotidianità sapendo che quello che  abbiamo vissuto occuperà per sempre una parte speciale dentro di noi. 

Una nota amara quanto doverosa: un semplice e tempestivo messaggio poteva andare molto lontano e fare la differenza fra la vita e la morte, fra la rovina e la sopravvivenza economica. Con il senno di poi…purtroppo.    

 Un grazie di cuore a tutte le persone che ci hanno contattato ed offerto la loro disponibilità fuori dall'Italia ed al nostro rientro a Roma.

Con affetto e gratitudine, grazie.                                                                                              

                                                                   Milena e Sergio               

N.B: L’isola di Langkawi è una splendida isola lussureggiante ed ancora molto spartana dal punto di vista turistico, lo stesso WWF si è congratulato con il Primo Ministro della Malesia per la sua dichiarazione rispetto alla necessità di salvaguardare le foreste di mangrovie. Ciò è accaduto perché ci si è resi conto che durante il maremoto alcune zone costiere della Malesia, ricoperte ancora di foreste di mangrovie, hanno avuto danni molto minori perché “protette” da questa barriera naturale.

DSC_0119.JPG (4050832 byte)