L'ALBATRO: IL PIU' GRANDE UCCELLO MARINO

 

 

 Veri giganti della loro classe possono raggiungere aperture alari di oltre 3 metri, come nell'albatro epomoforo (Diomedia epomophora) e l'albatro urlatore (Diomedea exulans). Sono caratterizzati, come le altre specie dell'ordine, da narici poste all'estremità di due tubi cornei sulla sommità del becco. Contemporaneamente, molto sensibile è il loro olfatto e posseggono delle ghiandole nasali molto sviluppate che hanno il compito di secernere una densa soluzione ad alta concentrazione salina che i tubi potrebbero avere la funzione di tenere lontana dagli occhi. Ma cos'è questa soluzione salina che gli albatri come altri uccelli marini eliminano per mezzo di queste apposite ghiandole ? La risposta ci viene fornita dal particolare modo di dissetarsi che questi animali hanno. Bevono, infatti, acqua marina, la quale per il suo alto contenuto in sali minerali sarebbe gravemente dannosa per la loro salute. Queste preziose ghiandole nasali hanno quindi la funzione di eliminare gran parte di questi sali dall'acqua così da renderla perfettamente potabile.

Ma questa non è l'unica sostanza che questi animali sono in grado di produrre; mediante la contrazione dell'esofago, infatti, essi sono in grado di secernere un liquido oleoso di colore bruno che, oltre alla funzione di mantenere pulita e impermeabile la livrea, consente loro una sorta di difesa in virtù del fortissimo odore che lo caratterizza. L'animale in pericolo lancia infatti all'esterno contro l'aggressore questa secrezione.

Pur avendo la non certo nobilitante fama di consumatori di rifiuti, poiché spesso seguono le navi per impadronirsi degli avanzi di cibo lanciati fuoribordo, sono senz'altro ottimi pescatori, tanto che, come abbiamo detto, traggono gran parte dell'alimentazione proprio dal mare.

La costruzione del nido e la riproduzione sono gli unici avvenimenti della vita dell'albatro che lo costringono a terra.

L'incontro, ricco di particolari così come il complesso corteggiamento, sono stati così mirabilmente descritti per l'albatro delle Galapagos (Diomedia irrorata): " il rituale amoroso che ciascuna coppia ripete per diverse volte inizia con una vera e propria danza, il maschio cammina attorno alla compagna con il collo teso e facendo oscillare ritmicamente il corpo ad ogni passo; con una perfetta organizzazione, tanto il maschio che la femmina ruotano alternativamente il capo di fianco, in modo che il becco dell'uno tocchi la spalla dell'altro. Alla danza segue una seconda fase: i due uccelli si dispongono l'uno di fronte all'altro ed allungano il collo in avanti, facendo battere i loro becchi con rapidi spostamenti del capo e scambiandosi piccoli " morsi". La fase successiva può rappresentare manifestazioni molto diverse; ad esempio i due uccelli possono tenere il capo sollevato, spalancando e richiudendo rumorosamente il becco.   A questa fase può seguire un successivo scambio di colpi di becco, oppure un "atteggiamento di presentazione" compiuto da uno degli uccelli che solleva il capo quasi perpendicolarmente al cielo, lanciando grida profonde. Di quando in quando, uno dei due fa battere il becco mentre l'altro si pulisce le penne che coprono le spalle. Questi diversi atteggiamenti vengono ripetuti ora dall'uno ora dall'altro e quando i preliminari stanno per concludersi, i due animali si inchinano indicando il terreno con il becco: in tal modo scelgono simbolicamente il luogo nel quale dovrà essere edificato il nido. Si allungano quindi a terra e cominciano ad accarezzarsi reciprocamente le piume del collo."

Per la maggior parte della specie nidificazione e cova avvengono in territori densamente popolati dai vari individui ed è sorprendente il fatto che le varie coppie tornino sempre ai medesimi luoghi per la riproduzione, ma soprattutto rimangano di regola fedeli l'uno all'altro per tutta la vita.

Deposto un unico uovo di dimensioni notevoli, questo viene covato alternativamente dal maschio e dalla femmina e schiude dopo un periodo di poco superiore ai due mesi.

Il fatto che gli albatri abbiamo un unico discendente a sviluppo particolarmente lento (il piccolo può aver bisogno, a volte, di oltre 9 mesi per spiccare il primo volo) sembra legato alle difficoltà esistenti nell'approvvigionamento del cibo sufficiente alla sopravvivenza del nuovo nato.

L'albatro difficilmente si sposta per lunghi tratti battendo le ali, preferendo economizzare le energie, sfruttando venti e correnti, per veleggiare abilmente. La sua grande apertura alare rappresenta quindi un sostegno indispensabile per questo tipo di volo. In periodi di bonaccia scende sulla superficie del mare dove si riposa in attesa della nuova spinta naturale che il vento gli offrirà. Solo nell'istante di levarsi nuovamente in volo ci appare in tutta la sua enorme potenza; mentre stende il collo in avanti e solleva dapprima il petto dell'acqua, alzandosi poi lentamente ma con sicurezza, la sua imponente figura ci ricorda quella di un jet all'istante del decollo. Ci rendiamo conto allora di quale incredibile dispendio energetico costerebbe a quest'animale anche un breve percorso se non avesse imparato a conoscere e a sfruttare il gioco, a volte delicato a volte burrascoso, delle correnti.

I suoi movimenti avvengono normalmente nell'ambito dell'emisfero australe riuscendo con facilità a spostarsi dall'America meridionale alle isole del Pacifico sino all'Australia. Così senza distanza che non possa da lui essere superata, senza tempesta che possa fermarlo, questo uccello, il cui corpo con il collo ritirato e le zampe nascoste sotto il ventre, è teso verso una perfetta forma aerodinamica e resta un po' tra noi come il simbolo dell'unità e della omogeneità di quel grande regno che è il mare.