I DELFINI

Come le balene, i delfini sono dei cetacei, veri e propri mammiferi marini, che nel corso dei tempi e dell’evoluzione si sono adattati alla vita acquatica perdendo la facoltà di vivere sulla terraferma.

I delfini hanno colonizzato tutti gli oceani, dai mari polari a quelli tropicali, nelle cui acque si muovono con la stessa facilità e leggerezza di un uccello nell’aria. Essendo veri e propri mammiferi, essi devono respirare l’ossigeno dell’aria e non come i pesci quello dell’acqua.

Tuttavia i loro piccoli nascono nell’acqua proprio come i pesci.

Animale particolarmente intelligente, il delfino ha familiarizzato con l’uomo sin dalla più remota antichità: dagli affreschi cretesi alle più recenti missioni militari che gli americani gli hanno affidato, tutto dimostra che questo mammifero è socievole e affettuoso. Purtroppo, direttamente a causa della pesca abusiva o indirettamente in seguito all’inquinamento dell’ambiente acquatico, l’uomo ha esercitato un’influenza nefasta sulla vita di questo pacifico animale. Ecco perché è giunta l’ora di prendere misure drastiche per proteggerlo.

 Famiglie unite e numerose

 I delfini vivono e si spostano in gruppo; quelli d’alto mare (pelagici) formano grossi branchi; quelli il cui habitat è più vicino alla terraferma (costieri) preferiscono vivere in famiglie composte da un quindicina di membri, spesso imparentati tra loro.

La struttura del gruppo è sempre uguale, qualunque sia il numero dei suoi componenti, e comprende alcuni sottogruppi ben distinti: quello delle femmine che allattano e dei giovani fino a 4-8 anni, secondo la specie, e quello dei giovani quasi adulti, spesso accompagnati da qualche maschio maturo. Questi sottogruppi si distinguono secondo uno schema prestabilito all’interno di uno stesso territorio, con le femmine nella zona centrale per essere meglio protette.

Le strategie di caccia, certo, ma anche la possibilità di difendersi meglio dai predatori, sembrano essere le ragioni principali di questa organizzazione in gruppi.

Durante la stagione degli amori, la gerarchia all’interno del gruppo si rafforza ulteriormente. Succede anche che i branchi si uniscano, facilitando così gli incontri tra i loro membri. I maschi si avvicinano ai gruppi di femmine e i più forti cercano di far colpo sulle più giovani. I delfini sono poligami, ma non vivono in harem. Le femmine spesso si accoppiano con più maschi nella stessa stagione. Le parate nuziali possono durare parecchie settimane, durante le quali i maschi compiono innumerevoli prodezze acrobatiche. Quindi le femmine pronte per essere fecondate si avvicinano e si formano le coppie. Desiderosi di carezze, i delfini si strofinano contro le pinne pettorali delle loro patner. L’accoppiamento poi dura solo 15-20 secondi e avviene sott’acqua.

La gestazione dura dai 10 ai 12 mesi, a seconda delle specie. Alla nascita, il piccolo misura da 70 a 120 centimetri. Un’altra femmina del gruppo assiste la madre: tutte e due insieme lo sollevano delicatamente verso la superficie perché possa prendere la sua prima boccata d’aria.

La femmina è dotata di due mammelle, nascoste sul fondo di due pieghe cutanee poste ai due lati della vagina. La ghiandola mammaria dei delfini ha una singolarità: grazie ad un muscolo possente, è retrattile ed è in grado di emettere latte sotto pressione. Poiché il piccolo delfino non può poppare, essendo privo di labbra, quando ha fame assesta leggeri colpetti di rostro contro il ventre della madre: il capezzolo allora fuoriesce ed emette uno schizzo di latte direttamente nella bocca semiaperta del piccolo.

La vita in gruppo presuppone anche l’esistenza di un sistema di comunicazione. Stando a numerosi studi condotti sul loro linguaggio, i delfini utilizzerebbero tre espressioni vocali diverse per conversare. Il loro vocabolario sarebbe quindi assai complesso. I maschi fischiano o cantano per attirare le femmine durante la stagione degli amori e per avvisare il gruppo di un pericolo incombente. Le madri fischiano per giorni interi dopo la nascita dei piccoli per abituarli al suono della loro voce. Gli atteggiamenti sono anch’essi un linguaggio: un delfino che resta in posizione verticale, con la testa fuori dall’acqua, vuol far sapere agli altri che c’è in vista un oggetto galleggiante. L’udito è particolarmente importante, come testimonia il notevole sviluppo della zona auditiva del cervello. Il delfino lo utilizza per il suo sistema “sonar” o ecolocalizzazione, che gli consente di percepire oggetti  distanza o in condizioni di oscurità. Quando questo sistema è turbato  o semplicemente alterato a causa di parassiti o di interferenze elettromagnetiche, può accadere che i delfini finiscano con lo spiaggiarsi.

I delfini vedono bene sia sott’acqua sia fuori dall’acqua, grazie a una particolarità del cristallino dell’occhio che si deforma leggermente quando essi passano dall’ambiente acquatico a quello aereo.

Il loro odorato, invece, è inesistente perché non posseggono nervi olfattivi.

La pelle, sprovvista di peli, è fornita di numerose terminazioni nervose che la rendono molto sensibile. I delfini amano strofinarsi gli uni contro gli altri alla ricerca di carezze.

 Cacciatori organizzati e abili

 I delfini  si procurano il cibo cacciando e, ogni specie usa una propria tecnica.

I delfini delle coste, che vivono in piccoli gruppi, cacciano individualmente. Essi attaccano prede isolate avvicinandosi molto alla riva e aggirandosi a volte in acque che non superano i 2 metri di profondità. Il loro regime alimentare è molto più vario di quello dei delfini di alto mare. Mangiano tutto ciò che trovano: anguille e pesci che vivono sul fondo, cefalopodi, gamberetti. Ma il pesce che prediligono è il cefalo.

I tursiopi, che vivono in alto mare in branchi di parecchie centinaia di esemplari, si nutrono in genere al mattino presto o nel tardo pomeriggio. Al momento della caccia si costituiscono diverse squadre, che poi si sparpagliano per un vasto tratto di mare mantenendosi in contatto sonoro. Grazie al sistema di ecolocalizzazione, avvistano velocemente i banchi di pesci: merluzzi, sgombri, aringhe o sperlani. Una volta localizzato un banco di pesci, i delfini si avvicinano e lo circondano. I pesci si ritrovano così prigionieri, attorniati dalla fitta compagine dei loro predatori e, presi dal panico, si stringono più vicini diventando così facile preda. I delfini più forti si gettano per primi sulle prede, mentre alcune “sentinelle” restano in zone periferiche per non lasciar fuggire il banco. I cacciatori catturano uno per uno i pesci aspirandoli e impediscono loro di scivolare fuori dalla bocca uncinandoli con i numerosi denti e inghiottendoli senza masticare. Lo stomaco, costituito di un certo numero di scomparti, ha pareti robuste e dure che provvedono poi a triturare il cibo ingerito.

Tutti i delfini sono carnivori.

 TURSIOPE

 Il tursiope (tursiops truncatus) è il più conosciuto di tutti i delfini perché lo si incontra un po’ dovunque, sia nelle vicinanze delle coste sia in mare aperto. Vive nelle acque costiere di numerosi Paesi e la sua strabiliante capacità di adattamento alla vita in cattività ne ha enormemente facilitato lo studio. La specie ha due forme o ecotipi (ovvero può subire variazioni a seconda dell’habitat); una forma costiera e una forma oceanica. La forma costiera è più grande e ha colore più chiaro di quella oceanica. I tursiopi vivono in branchi da 10 a 25 individui (rispettivamente forme costiere e di alto mare); ma può succedere che parecchie centinaia di esemplari si riuniscano, come accade nel Pacifico tropicale. Il suo profilo idrodinamico e la sua muscolatura possente fanno del tursiope un grande e abile nuotatore in grado si spostarsi nell’acqua a oltre 40 km/h, aiutato anche dalla struttura della sua pelle. E’ il più veloce di tutti i delfinidi di piccola taglia. E’ capace di immergersi fino a 300 metri di profondità e di restare in apnea fino a 15 minuti per cercare cibo: piccoli pesci, pesci-gatto, cefali, anguille, cefalopodi e gamberetti. Abile stratega, il tursiope sa trarre profitto dalle attività marine dell’uomo: egli afferra i pesci che scivolano fuori dalle reti da pesca mentre vengono recuperate a bordo e, inoltre cattura i pesci che i pescatori rigettano in acqua.

Nelle acque poco profonde, nuota spesso con il ventre all’aria, senza dubbio per ridurre al minimo i disturbi che i rumori di superficie causano al suo sistema di ecolocalizzazione, in grado di fornirgli  un’immagine acustica degli oggetti in cui si imbatte. Le femmine mettono al mondo un solo piccolo ogni due o tre anni, durante l’estate. Il latte materno, ricco di proteine, viene lanciato a schizzo nella bocca del piccolo che, non può poppare poiché non ha le labbra. Il latte è il suo unico cibo per 19 mesi e, talvolta anche fino a 4 anni. Durante questo lungo periodo, il giovane viene addestrato e quando la madre va a caccia viene accudito da altri membri del gruppo. Come tutti i delfini, il tursiope non possiede odorato ma può contare su un’eccellente vista e su un buon udito.

Il tursiope ha la particolarità di potersi incrociare facilmente con altre specie di delfini e di mettere così al mondo degli ibridi.

 SEGNI DISTINTIVI

 Sfiatatoio: nei delfini, le narici sono rimpiazzate da uno sfiatatoio rotondo, del diametro di circa 5 centimetri, in cima alla testa. Lo sfiatatoio è chiuso da un setto valvola stagno che l’animale è in grado di aprire con un’azione muscolare volontaria. Questo sistema comunica con i polmoni attraverso una serie di seni e di sfinteri, che impediscono il passaggio dell’acqua nella trachea.

Linea idrodinamica: l’ultimo terzo del corpo, chiamato peduncolo caudale, è un organo di propulsione che facilita gli spostamenti mediante i suoi movimenti verticali. Per accelerare, l’animale compie poderosi balzi fuori dell’acqua, poiché nell’aria incontra una resistenza minore che non nell’acqua. Le pinne pettorali e dorsali gli servono da stabilizzatori.

Rostro o becco: il rostro è un prolungamento osseo del cranio, di forma affusolata e della lunghezze di 20 centimetri. E’ formato dall’insieme mascellare-mandibolare: corrisponde pertanto alla bocca dei mammiferi terrestri e non al naso. Incapace di movimenti laterali, esso può “schioccare”. Permette all’animale di afferrare anche prede veloci. Un colpo di rostro nel ventre di un pescecane equivale anche a un’efficace arma di difesa.

Pelle molto morbida: quando un oggetto o un animale fende l’acqua a grande velocità, si creano turbolenze che ne frenano l’avanzata. L’epidermide del delfino, che è elastica e liscia, riveste un derma morbido a sua volta costituito da un sistema di papille e canali: a bassa velocità esso resta liscio ma a grande velocità si deforma per assorbire le turbolenze , ciò consente all’animale di essere molto veloce nei movimenti.