I COLORI DEGLI ANIMALI MARINI

 

I pesci pelagici sono generalmente azzurri sul dorso e bianchi ventralmente, come azzurre sono le Velelle e le Janthine che galleggiano sulla superficie del mare. In acque superficiali e pelagiche abbondano inoltre animali trasparenti come le meduse o gli Ctenofori che, attraversati dalla luce, divengono quasi invisibili. Nei fondi marini predominano invece animali a colori scuri o rossi.                  

Gli animali marini pertanto, oltre ad avere le forme più varie, presentano i colori più diversi e a volte insospettati. Un esempio, tra i più tipici, ci è dato dalla fauna delle scogliere madreporiche, i cui pesci variopinti nulla hanno da invidiare alle farfalle delle foreste tropicali.

Ma vediamo ora a che cosa sono dovuti i colori degli animali marini. Intanto distinguiamone due tipi: i colori fisici o strutturali e quelli chimici o pigmentari.

Nel primo caso, speciali strutture, come particelle molto piccole, strie o reticoli, riflettono o rifrangono la luce, oppure la diffondono in maniera diversa dando differenti colorazioni. I colori chimici invece sono dati dalla presenza di pigmenti che assorbono certe radiazioni mentre ne diffondono altre.

A colorazione di tipo fisico è dovuta l’iridescenza madreperlacea che si può ammirare nella parte interna delle conchiglie dei Bivalvi e quella delle setole di certi vermi marini o delle palette vibratili degli Ctenofori.

In queste strutture sono presenti particelle piccolissime che non interferiscono sul cammino delle radiazioni luminose di maggiore lunghezza d’onda – cioè le rosse e le gialle – mentre diffondono quelle azzurre. Tale fenomeno è detto diffusione di Tyndall ed è lo stesso che causa la colorazione azzurra del cielo.

Ugualmente il colore argentato e iridescente della pelle di alcuni pesci è dato da minuti cristalli di guanina i quali, come i prismi di aragonite della madreperla, sono capaci di diffondere la luce.               

 Il fatto interessante è che la guanina è un prodotto di rifiuto del pesce stesso che viene accumulato sotto la pelle, ove appunto non può essere nocivo. La natura a volte è proprio economa e sa persino utilizzare per le sue creature i prodotti di rifiuto!

Il colore intensamente bianco di alcune conchiglie di Molluschi è dato da particelle microscopiche più grandi di quelle che determinano la diffusione di Tyndall e che diffondono onde luminose di tutte le lunghezze per cui si ha una colorazione bianca.

I pigmenti, che causano i colori chimici degli animali, si possono trovare nelle cellule epidermiche o tegumentali o in particolari cellule,dette cromatofori, come anche negli organi interni. I pigmenti possono essere di vari natura e di vario colore: neri, come la melanina contenuta nell’inchiostro delle seppie; rossi o aranciati, come i carotenoidi diffusi in molti animali; rosso.violetto, come la porpora del murice, nota fin dall’antichità.

Anche nei liquidi interni degli animali sono contenuti pigmenti variamente colorati, come ad esempio l’emoglobina del sangue di moltissimi animali tra cui anche l’uomo, o la clorocruorina verde del Policheti, l’emocianina blu del sangue dei Crostacei Decapodi e degli Stomatopodi.

Un fenomeno che spesso ci colpisce è quello del rapido cambiamento di colore presentato da vari animali, soprattutto Pesci, Crostacei e molluschi Cefalopodi (polpi, calamari, seppie). Questi ultimi sono dei veri “camaleonti” e nel giro di pochi attimi sono capaci di diventare rosso fuoco o neri a righe grigie, reagendo a vari stimoli esterni. Le seppie poi, come del resto molte sogliole, affossandosi nella sabbia assumono in pochi secondi il colore del fondo, “ricopiando” fedelmente persino la forma e il colore dei granuli neri di mica o dei frammenti biancastri di conchiglia.

Questa proprietà è dovuta a speciali cellule stellate, dette cromatofori, che nei pesci si trovano nello spessore del derma e nei Crostacei al di sotto dell’epidermide. Queste cellule contengono numerosi granuli di un pigmento di vario colore che possono spostarsi dal centro verso l’esterno, per cui, variando la concentrazione, causano nell’animale una variazione di colore.

Dal punto di vista scientifico si classificano le colorazioni in criptiche, aposematiche e colorazioni tendenti a realizzare un inganno.

Le colorazioni criptiche (dal greco nascosto) sono quelle che permettono ad un animale di nascondersi in un substrato, o per sfuggire agli attacchi di un eventuale predatore, o per avere maggiore facilità ad attaccare un altro animale. I pesci pelagici, come abbiamo detto, sono azzurri sul dorso e bianchi sul ventre, di modo che guardati dall’alto saranno simili all’acqua che li circonda, mentre ad un predatore che li guardi dal basso appariranno argentei, così come appare argentea l’acqua vista in immersione.

Le colorazioni aposematiche, a differenza di quelle criptiche, sono invece molto vistose. Sono presenti principalmente in animali poco appetibili o velenosi, come i graziosissimi Gasteropodi Nudibranchi o i variopinti pesci del mar dei Coralli che, nutrendosi di Cnidari, trattengono nelle loro carni le velenose cnidocisti.

Un caso di mimetismo batesiano, ossia di colorazione che realizza un inganno, è quello presentato dalla sogliola che imita il pesce ragno. Quest’ultimo presenta sulla pinna dorsale, in cui si trova la spina velenosa, una vistosa macchia scura. La sogliola che è invece inoffensiva e indifesa, quando si vede in pericolo, apre la pinna pettorale destra, su cui si nota un disegno nero del tutto simile a quello del temibile compagno.