I CORALLI

 

  

Circa 800 milioni di anni fa, i primi rappresentanti  del regno animale fecero la loro comparsa negli oceani. In ambiente favorevole, in seguito anche al rigoglioso sviluppo dei vegetali, la vita animale giunse, 120 milioni di anni dopo, a un notevole grado di evoluzione.

I mari, allora più caldi, erano popolati di annelidi, di esseri simili a larve di molluschi, di artropodi e soprattutto di cnidari, animali caratterizzati dalla particolarità di pungere le loro prede per paralizzarle, come le meduse, le idre e i coralli.

Di origine molto antica, i coralli si sono poco evoluti nel corso del tempo. I loro organi sono disposti simmetricamente rispetto a un asse o a un piano centrale intorno al quale il corpo stesso è costruito. Fissati dal proprio scheletro alla roccia, o posati sul fondo marino, sono generalmente incapaci di spostarsi con i propri mezzi e dispiegano verso la superficie la loro frangia di tentacoli.

I coralli attuali, che formano l’ordine degli scleractiniari, comparvero già all’inizio dell’era secondaria. All’origine, i coralli primitivi erano per lo più solitari. Presto però, nel corso dell’era primaria (tra 670 e 250 milioni di anni fa), divennero sempre più numerosi, al punto da formare colonie e costruire banchi corallini. Si distinsero allora i tabulati, oggi scomparsi, dai tetracorallari. E’ molto difficile stabilire un legame tra i coralli di quell’epoca e gli scheractiniari dell’era secondaria (da 250 a 65 milioni di anni fa), in quanto i rari resti dei terreni marini di quel periodo cruciale quale fu la fine dell’era primaria sono stati distrutti dall’erosione o schiacciati dai movimenti tettonici. E’ proprio allora che cambiò la struttura calcarea dello scheletro dei coralli, quando la calcite venne sostituita dall’aragonite.

Si ritiene che esistano oggi nel mondo 800 specie di coralli, caratterizzati da strutture e forme assai differenti e circa 200 generi. Sono pochi, se paragonati ai 400 generi e alle 4.000 specie che popolavano i mari dell’era terziaria, ma quelle estinzioni massicce furono dovute alle glaciazioni dell’inizio dell’era quaterna e al conseguente raffreddamento del clima.

 

Eterni costruttori di formazioni sommerse

 I coralli sono organismi primitivi tenuti saldamente insieme da uno scheletro, composto da sostanze organiche e da carbonato di calcio sul quale cresce la parte viva o polipo. Lo scheletro è detto polipaio.

In base alla struttura si distinguono i coralli “solitari”, dallo scheletro calcareo, presenti in tutti i mari del globo e a tutte le profondità. Essi rimangono in genere nel luogo del loro primo sviluppo; quando invece si spostano, lo fanno molto lentamente per andare a impiantarsi su un nuovo substrato, più favorevole alla crescita.

Gli altri coralli vivono in colonie. Quelli che non costruiscono banchi corallini possono vivere, come i coralli solitari, a tutte le latitudini e a profondità variabili. In compenso, i coralli delle barriere per svilupparsi hanno bisogno di luce e di acqua pura, bene ossigenata e sufficientemente salata, con una temperatura stabile ( tra 18 e 36° C). Pertanto, si trovano solo nelle regioni tropicali a scarsa profondità (meno di 50 metri), dove si fa ancora sentire l’influenza delle maree che smuovono l’acqua con regolarità.

Per la maggior parte del tempo, i coralli devono rimanere sommersi; durante la bassa marea, alcuni secernono un abbondante muco che consente loro di difendersi dal pericolo di essiccazione.

Il sistema di vita dei coralli sembra ritmato da due attività principali: nutrirsi e costruire il proprio scheletro o partecipare alla costruzione dello scheletro di tutta la colonia.

Tale armatura sembra costituire un mezzo per protendersi verso la superficie, alla ricerca della luce.

La maggior parte delle specie solitarie non ha uno scheletro molto importante. In compenso, i coralli delle barriere, la cui armatura calcarea si eleva verso l’alto e si estende in larghezza, hanno bisogno di punti di ancoraggio solidi, come gli scogli.

Dopo aver prodotto i primi elementi del suo scheletro, ogni polipo emette dei germogli destinati a diventare altri polipi. Per gemmazioni successive, la colonia cresce in altezza e in larghezza. L’accumulo di colonie strette una contro l’altra crea, in alcuni casi, un bio-topo particolare: il banco corallino. Se ne distinguono quattro tipi: i frangenti; che orlano la costa; le barriere, al largo, ma parallele alla costa; le piattaforme, circondate da acque di profondità costante; gli atolli, che si sviluppano ad anello racchiudendo una laguna.

Veleno per uccidere le sue minuscole vittime

Fino a un’epoca recente, il sistema di alimentazione dei coralli era poco noto, e si riteneva che questi animali si nutrissero di zooplancton. La situazione reale, invece, è più diversificata: esistono infatti differenza tra i coralli delle barriere e i coralli solitari o i coloniali di profondità.

I coralli dei banchi corallini racchiudono nei propri tessuti microscopiche alghe verdi che vivono in stretto rapporto di simbiosi con essi. Queste alghe, le zooxantelle, necessitano, come tutti i vegetali, della luce solare per innescare il processo di fotosintesi, con cui trasformano ciò che assorbono. Devono quindi sempre rimanere vicino alla superficie, fatto che spiega perché i coralli debbano vivere a profondità inferiori a 50 metri. Nel corso della fotosintesi, le alghe eliminano certi elementi nutritivi che vengono man mano assorbiti dai tessuti circostanti del corallo. Da parte sua, il corallo produce dei rifiuti che vengono utilizzati dalle alghe. Il rapporto simbiotico tra questi due organismi è così efficiente che nella maggior parte del tempo il corallo può fare a meno di assumere altro cibo dall’esterno. Ciò nonostante, possiede lo stesso sistema di alimentazione degli altri coralli.

Questi, in genere, non possono contare su una luminosità sufficiente per mantenere nei propri tessuti delle alghe simbiotiche. Si nutrono quindi di piccole prede: larve di crostacei, uova di pesce, vermi, ecc… tutti elementi dello zooplancton. Per catturarle, allargano la loro corona di tentacoli, i quali sono tappezzati di migliaia di cellule, o cnidoblasti, contenenti una sostanza velenosa, destinate a paralizzare le prede che entrano in contatto con i tentacoli.

Una volta immobilizzate, le prede vengono poi convogliate verso l’apertura boccale, sia mediante il ripiegamento dei tentacoli, sia con l’oscillazione di una serie di ciglia vibratili situate sulla superficie dei tentacoli stessi, che muovendosi in rapida sequenza, fungono da nastro trasportatore. La digestione avviene nel sacco gastrico dell’animale.

 

Nascite notturne che si susseguono a migliaia

 Butte le specie di coralli possono riprodursi per via sessuata. Sui banchi o in una stessa colonia, certe specie di corallo possono avere polipi maschio e polipi femmina. Alcune specie solitarie o coloniali hanno invece polipi ermafroditi; le cellule sessuali maschili e femminili si trovano allora, mescolate o separate, all’interno della cavità di uno stesso corallo. Infine, esistono altre forme di coralli (a sessi separati) in cui ogni polipo può essere sia maschio sia femmina. Quei coralli, meno numerosi, sono per lo più solitari.

Quando le cellule sessuali sono mature, la fecondazione avviene all’interno della cavità centrale di ogni polipo. Se la specie vive in simbiosi con le alghe, queste ultime penetrano nell’uovo subito dopo la fecondazione. L’embrione si sviluppa diventando una larva chiamata planula.

L’espulsione in mare delle larve appena nate è chiamata planulazione.  Avviene attraverso la bocca dei polipi o, più raramente, attraverso pori temporanei situati all’estremità dei tentacoli. Sui banchi corallini, la planulazione è spesso legata alle fasi della luna, anche se questo fenomeno non è generalizzato, né sistematico. La liberazione delle planule da parte di quasi tutti i coralli di un banco avviene nello stesso momento ed è uno spettacolo straordinario, purtroppo molto difficile da  osservare. Nei coralli solitari e nelle specie coloniali che non costruiscono banchi corallini, la planulazione sembra meno legata alle fasi lunari. Una volta libera, la planula galleggia (per un periodo che va da qualche ora a un anno), portata in alto mare dalle correnti. Poi si fissa su un supporto e incomincia il suo sviluppo corallino.

Oltre alla riproduzione sessuata, solamente per i coralli coloniali esiste anche una seconda forma di riproduzione senza fecondazione; la “gemmazione”, un fenomeno strettamente legato alle buone condizioni di vita del corallo. Gemmando, i polipi determinano la crescita dei banchi corallini.

 

 ACROPORE – Acropora

I coralli del genere  Acropora sono apparsi circa 65 milioni di anni fa. Le circa 200 specie di Acropora oggi esistenti vivono in colonie su quasi tutti i banchi corallini, popolando talvolta immensi giardini sottomarini. Come tutti i coralli,  l’ Acropora è composta di uno scheletro calcareo, il polipaio, sopra il quale cresce la parte viva, il polipo. Nel punto di congiunzione, con lo scheletro esterno, il polipo secerne in permanenza il carbonato di calcio che forma lo scheletro. In questo modo cresce in altezza.

Sezionando lo scheletro a livello dell’apertura, o calice, di uno degli individui della colonia, si può notare l’involucro esterno, detto muraglia, che circonda una cavità generale suddivisa in camere cave separate una dall’altra da elementi calcarei, i setti. I setti, sempre multipli di 6, si congiungono generalmente al centro, come i raggi di una bicicletta, per formare la columella, che può però essere assente. Per consolidare questa struttura radiale composta di compartimenti cavi, sottili lame trasversali fungono da pavimento, creando piani sovrapposti.

La parte viva del corallo, o polipo, si compone di una cavità boccale cilindrica che si apre verso l’esterno mediante una bocca, circondata e protetta da tentacoli. Questi portano le cellule urticanti, necessarie all’animale per catturare le sue prede, e ciglia che servono alla propria pulizia.

Gli apparati digerente, espiratore e genitale non sono ben differenziati. Tutto avviene nella cavità gastrica. Le acropore ramificate hanno polipi apicali che provvedono alla crescita in altezza, e polipi radiali che provvedono a dare spessore alla struttura. Sul banco corallino, le acropore si sviluppano molto più velocemente dei coralli di altre specie.

La riproduzione asessuata, che consiste nella formazione di nuovi polipi per gemmazione extra-tentacolare del polipo apicale, è molto diffusa nelle acropore.

I polipi si nutrono soprattutto dei prodotti della fotosintesi delle alghe simbiotiche che vivono nei loro tessuti: sono fotoautotrofi.

Quando però assorbono il microzooplancton ( i più piccoli organismi presenti nel plancton), abbondante di notte sui banchi corallini, ma assente di giorno perché trasferitosi a livelli più profondi, i loro minuscoli polipi, da 1 a 2 millimetri di diametro, sono aperti al massimo.

I coralli acroporidi sono ermafroditi o hanno sessi separati. Sulla Grande Barriera Corallina australiana, l’emissione massiccia di gameti dei due sessi nell’ambiente marino avviene una sola volta all’anno, intorno alla quinta notte dopo l’ultimo plenilunio di primavera. Questo singolare fenomeno è stato scoperto dagli australiani nel 1982.

 

Segni distintivi

Polipo e polipaio:   i tentacoli e la cavità boccale o gastrica rappresentano gli elementi essenziali del polipo, o parte viva. All’interno della corona di tentacoli, l’ectoderma è coperto di ciglia. La parte del polipo in contatto con lo scheletro, detto polipaio, produce una secrezione da cui quest’ultimo trae il calcare. Lo scheletro comprende generalmente una muraglia periferica. Sei (o un multiplo di 6) setti si irradiano, formando parzialmente pareti verticali. Orizzontalmente, i cosiddetti pavimenti consolidano la struttura.

Polipi radiali:   sono situati intorno al ramo, assicurandone la crescita in spessore. Come nei polipi apicali, solo l’apertura è visibile dall’esterno. Ognuno di essi può trasformarsi in polipo apicale se è necessario.

Morfosi:   le diverse trasformazioni della forma dei coralli durante la crescita, o morfosi, sono dovute soprattutto alla necessità, per gli animali, di adattarsi ai cambiamenti ambientali. I coralli del genere Acropora sonno tra quelli che adottano le forme più variate, essendo la forma iniziale ramificata. Le morfosi più correnti sono: tabulari (attaccate al substrato da un lato con un peduncolo centrale); arborescenti (rami verticali); a corimbo (piccoli rami corti e verticali usciti da rami orizzontali incrociati); cespugliose (rami che si riuniscono secondo angoli vari); digitate; massicce; a scovolo ( i polipi radiali prendono l’aspetto di piccoli rami corti in tutte le direzioni); incrostanti (aderenti a una superficie solida).

Polipo apicale:   ne è presente uno per ramo. Interviene nell’allungamento dei rami e produce, per gemmazione, dei polipi laterali disposti in posizione radiale. I polipi apicali dei rami privi di zooxantelle (caratterizzati da colore bianco o azzurro) hanno una crescita più rapida.

Cellule urticanti:   gli cnidoblasti, o cellule urticanti, sono situati sui tentacoli. Ognuno di essi svolge la sua funzione una sola volta, ma il suo rinnovo è assicurato. Lo cnidociglio è l’organo più esterno e serve a individuare la preda. La cellula è provvista di una vescicola piena di veleno, nella quale è immerso un filamento cavo avvolto a spirale, irto di aculei e sorretto da un’asta anch’essa spinosa. Quando lo cnidociglio percepisce una preda, la vescicola si contrae e la parete cede, liberando il filamento come un arpione. Gli aculei si ancorano nella preda e il veleno, emesso attraverso i pori del filamento, la paralizza.

 

Una bellezza fragile

 Una miriade di specie vegetali e animali utilizzano l’ambiente creato dai coralli. L’uomo è solo l’ultimo anello di una lunga catena alimentare che incomincia con lo zooplancton, il nutrimento dei coralli.

Uno dei gruppi di animali più abbondanti nei banchi corallini, e anche economicamente più importanti, è quello dei pesci: numerosi, variati, spesso commestibili. Per catturarli, sono state inventate tecniche sofisticate. Certi pescatori delle Maldive impiegano, per esempio gli avanzi della pesca precedente per catturare granchi, che poi vengono pestati. Usando quell’impasto come esca nelle loro reti a bilancia, catturano piccoli pesci che mantengono vivi sul fondo delle barche. Quei pesci a loro volta, buttati a manciate sul banco corallino, attirano le palamite (una specie di pesci ricercati per le loro carni gustose), che gli uomini pescano con una lenza munita di un semplice uncino galvanizzato.  Sui banchi corallini, altri praticano la pesca servendosi di arpioni di legno, perché l’acqua limpida offre una perfetta visibilità.

Il corallo è parte integrante della vita quotidiana e spirituale delle popolazioni che vivono nelle vicinanze dei banchi corallini, e molti riti sono imperniati su di esso. All’interno della casa del capo, nelle isole Samoa, il suolo è cosparso di corallo pestato, che viene poi ricoperto con ghiaietto e stuoie.

I pescatori si immergono e raccolgono intere colonie di coralli che vengono poi vendute grezze o lavorate sotto forma di monili. L’arrivo degli occidentali in quelle regioni ha trasformato l’attività artigianale nel locale in fiorente attività industriale. Nulla è trascurato per sfruttare a fondo i banchi corallini. Essi vengono spaccati, spesso con esplosivi, per alimentare un commercio molto lucroso.

Un mercato molto più interessante consiste nell’impiego chirurgico dello scheletro corallino ridotto in polvere. E’ stato infatti dimostrato che questa polvere è perfettamente compatibile con le ossa umane e può saldare ossa fratturate senza pericolo di rigetto. Questa tecnica sembra destinata ad avere un grosso successo, se ci saranno abbastanza coralli.

Nel Mar Rosso, nell’Oceano Indiano e nella fascia tropicale del Pacifico, i banchi corallini coprono ancora oggi notevoli superficie. Poiché emettono continuamente radiazioni, i coralli sono visibili al buio. Nelle zone più superficiali del banco, il corallo capta le radiazioni ultraviolette e ne modifica la lunghezza d’onda in modo da renderle utilizzabili dalle alghe simbiotiche. Nelle zone poco illuminate, la fluorescenza trasforma le radiazioni azzurre, uniche a penetrare in profondità, in radiazioni rosse, in vista delle fotosintesi che le alghe devono effettuare.

La Grande Barriera Corallina, che si snoda per circa 2.000 chilometri al largo della costa nord-orientale dell’Australia, non solo è il più esteso complesso corallino ma è anche una delle meraviglie naturali del mondo. Non forma una muraglia continua, ma una collana di banchi barriera, di banchi frangenti e di atolli. Questo paradiso tropicale, abitato da migliaia di specie, avrebbe circa 500.000 anni di età. E’ purtroppo minacciato oggi nella sua stessa esistenza da ogni sorta di inquinamento e dall’intenso sfruttamento turistico di cui è oggetto.

Quando le condizioni sono ottimali, alcuni coralli crescono da 30 a 50 millimetri all’anno, altri solo da 10 a 30 millimetri. Con l’aumento del turismo, i coralli molto sensibili all’inquinamento, dell’ambiente marino, da qualche anno sono seriamente minacciati.

La crescita di strutture alberghiere inquinanti, la presenza di subacquei e di turisti non informati che, nelle loro incursioni sott’acqua, calpestano e distruggono i coralli, inavvertitamente o per incuria, vanno ad aggiungersi allo sfruttamento industriale dei banchi nel minacciarne la sopravvivenza. Le maree nere sono anch’esse fatali ai coralli quando il petrolio si deposita sui polipi. Altro pericolo di notevole entità sono le esplosioni nucleari che si svolgono nel Pacifico: sotterranee o di superficie, esse non sono del tutto inoffensive. La radioattività, al pari del petrolio che si deposita sui polpi durante le maree nere, si accumula nei tessuti corallini provocandone la distruzione. Le conseguenze ecologiche della totale scomparsa dei banchi corallini dalla superficie del globo sono sconosciute, ma potrebbero essere molto gravi.