LA BALENA

Il primo mammifero completamente acquatico fu il Pakicetus, vissuto 50 milioni di anni or sono. Circa 10 milioni di anni dopo, alla fine dell’eocene, i mammiferi marini, o cetacei, si differenziarono in due ordini. Da una parte gli odontoceti, la cui mascella è provvista di denti: è il caso dei delfini, delle focene e dei capodogli; dall’altra i misticeti, o balene, provvisti di fanoni: si tratta delle megattere, delle balene grigie, delle balene franche e delle balenottere, che si nutrono filtrando l’acqua. I fanoni sono lamine cornee  flessibili a crescita continua disposte sulla mascella superiore al posto dei denti. Le balene provviste di fanoni inghiottono tonnellate di acqua di mare, richiudono la bocca ed espellono l’acqua con un soffio possente: tra i fanoni restano imprigionati zoo-plancton e gamberetti del krill, che vengono invece ingeriti. 

Le balene con fanoni non sono sempre state così gigantesche come oggi le conosciamo. Grazie a un fossile datato a 25 milioni di anni fa, il Mammalodon, scoperto in Australia, si sa che i loro antenati erano lunghi circa 5 metri; essi potevano spalancare la bocca per aspirare, a ogni sorsata, una grande quantità di acqua insieme al cibo in essa sospeso. In seguito, l’evoluzione ha portato i misticeti a un migliore adattamento all’ambiente marino. Il corpo si è allungato, assumendo una forma idro-dinamica…e così via fino ad acquisire le caratteristiche dell’attuale balena, che ha raggiunto le sue gigantesche dimensioni 5 milioni di anni fa.

La balena, contrariamente al delfino, non ha mai avuto rapporti di amicizia con l’uomo, riuscendo piuttosto a incutere paura. Non si racconta nella Bibbia che Giona fu inghiottito da una balena nel cui ventre restò tre giorni prima di essere restituito al mare?

Da sempre, la balena è stata considerata una preda preziosa perché ogni esemplare catturato forniva tonnellate di carne e di olio. Nel XVIII secolo le balene con i fanoni si aggiravano intorno ai due milioni, oggi in tutti i mari del mondo ne restano poche centinaia di migliaia di esemplari. Per fortuna la caccia alla balena, già sospesa dal 1982 fino al 1990, è stata di nuovo ulteriormente proibita: ma basterà questa misura di prevenzione a salvare definitivamente l’animale dai pericoli che ancora oggi la minacciano?

Le megattere, che sono gregarie, hanno elaborato un’organizzazione sociale complessa; compiono le loro migrazioni in genere da sole, o a volte in due o tre individui, ma si riuniscono quando raggiungono le zone di riproduzione e allevamento dei piccoli. Allora si forma un gruppo, che comprende fino a 12 individui, intorno a una femmina centrale e a un maschio adulto, chiamato “prima scorta”, che diviene protettivo nei confronti della compagna e aggressivo verso ogni esemplare che tenti di avvicinarla. Se due maschi si affrontano, la lotta è davvero spettacolare. Il maschio dominante si comporta sempre nello stesso modo: cerca dapprima di sbarrare il cammino al rivale; se non ci riesce, tenta di impressionarlo sollevandosi come un gigante sulla superficie dell’acqua, con la gola piena di acqua e aria; quindi si rituffa ed espira sott’acqua, lasciando fuoriuscire migliaia di bollicine, che riducono la visibilità del rivale e lo disorientano. Se queste tattiche risultano insufficienti, il maschio dominante carica e sferra un violento colpo di testa o di coda al suo avversario. I balani, crostacei dal guscio calcareo molto duro che vivono abbarbicati alla pelle dei cetacei, rendono più efficaci gli attacchi. In casi estremi, i due maschi si proiettano fuori dall’acqua in verticale, l’uno contro l’altro, ingaggiando una vera e propria lotta che spesso causa loro anche delle ferite.

Questi gruppi ben strutturati sono tuttavia temporanei: l’unione tra il maschio “prima scorta” e la femmina si protrae al massimo per tre giorni. I maschi dominanti fecondano sicuramente più femmine in diversi gruppi.

Il canto delle balene

Il canto sembra avere un ruolo sociale molto importante. La megattera emette suoni particolarmente prolungati e complessi, udibili a più di 9 chilometri di distanza e la cui frequenza è compresa tra 20 e 450 hertz. Il canto, costituito da una ripetizione di sequenza melodiche che possono durare 10 minuti ciascuna, può protrarsi  anche per ore e pare sia appannaggio esclusivo dei maschi: gli individui più dotati dal punto di vista canoro otterrebbero più facilmente il ruolo di “prima scorta”. I grandi maschi solitari cantano finché non raggiungono un gruppo.

Il canto sembra essere un mezzo di comunicazione molto usato tra le balene. Poiché varia secondo i gruppi, lo studio dei differenti linguaggi consentirà presto di determinare l’origina geografica delle balene presenti nelle zone di riproduzione e di prevedere dove si recheranno per nutrirsi.

 Il cibo

Affamate, dopo i 6 mesi di digiuno invernale, le megattere lasciano le acque tropicali per raggiungere le acque fredde ricche di nutrimento. L’estate polare è una stagione magica: l’aria e l’acqua si riscaldano, i giorni si allungano. E’ l’epoca della rapida moltiplicazione del plancton, costituito da piccoli crostacei (krill) e da pesci che le correnti marine fanno risalire in superficie. Anche se tutti i misticeti si nutrono filtrando l’acqua, le diverse specie privilegiano come cibo organismi differenti. Le balene dell’Antartico si nutrono solo di krill, quelle dell’emisfero Nord ingoiano sia plancton sia aringhe e acciughe. Esse mangiano molto: il loro stomaco può contenere 600 aringhe e 700 chilometri di merluzzo e plancton!

Le megattere usano per nutrirsi uno speciale sistema filtrante: aprendo la bocca , inghiottono fino a 6 metri cubi di acqua che poi espellono richiudendo la bocca e lasciandola colare attraverso i fanoni. Il plancton, il krill o i pesci vengono invece trattenuti dai fanoni stessi. Le balene possono aumentare la capacità di ogni sorsata grazie alla presenza di pieghe o solchi ventrali, larghi e profondi, che, partendo dal mento e raggiungendo l’ombelico, si dilatano come una fisarmonica quando la gola è piena. La femmina, che deve nutrirsi in modo straordinario quando è gravida, ne ha da 20 a 24, il maschio da 14 a 20.

Per nutrirsi, le megattere restano sott’acqua da 5 a 20 minuti a una profondità variabile da 60 a 180 metri. In genere esse usano fare battute di caccia individuali, il mattino presto o verso il tardo pomeriggio, ma a volte si organizzano in gruppo, così da poter attaccare banchi di pesci più veloci.

La megattera del Pacifico settentrionale si avvale di un caratteristico metodo di pesca detto “pesca con le bolle”: mentre avanza, l’animale emette una serie di bolle attorno ai banchi nelle quali restano intrappolate le prede.

Sprovviste di un sistema di eco-localizzazione come quello dei delfini, le balene individuano le prede grazie a un’ottima visione binoculare. Tuttavia nelle acque spesso agitate la visibilità è cattiva, ma altri organi sensoriali (tattili) vengono in aiuto: sono le vibrisse, delle setole che le balene utilizzano proprio come fanno i gatti con i loro baffi. Le vibrisse, dotate di un fitto reticolo nervoso, spuntano dai tubercoli cutanei presenti sulla mandibola: esse consentono alla balena di percepire oggetti estranei – banchi di plancton o di krill – e di determinarne la concentrazione. Questo sistema di localizzazione tattile è molto utile alle megattere ai fini del nutrimento, poiché esse sono più lente delle altre balene nel nuoto.

 Bollicine d’aria per intessere una rete da pesca

Dopo aver localizzato un banco di plancton o di krill, la balena si tuffa sott’acqua e poi risale lentamente in superficie espellendo l’aria. Le migliaia di bollicine formano una fitta rete che imprigiona i gamberetti. Allora la balena spalanca la bocca e ingoia sorsate di parecchie tonnellate. Per assicurarsi un bottino ancora più ricco, certe balene usano tecniche di gruppo: circondano cioè il banco in cinque o sei e banchettano tuffandosi sott’acqua a turno.

 In viaggio verso le acque calde

Alla fine dell’estate, le megattere lasciano i loro territori di caccia nelle acque polari e percorrono 6.000 chilometri per raggiungere le acque tropicali. Le femmine gravide partono per ultime: vogliono infatti incamerare quanto più cibo possono per affrontare il viaggio con il massimo delle riserve. La meta è costituita sempre dalle medesime zone di riproduzione, dove le femmine tornano ogni anno per accoppiarsi o per mettere al mondo i loro piccoli. Esse prediligono le aree costiere, dove le acque sono poco profonde e la temperatura oscilla tra i 22 e i 25° C: alcune di queste zone sono ben note agli studiosi, per esempio le Hawaii, i Carabi o la costa orientale dell’Australia.

Mentre alcune balene si preparano alla nascita dei piccoli , altre sono fatte oggetto di corteggiamenti rumorosi e acrobatici da parte dei maschi. Il maschio, dopo aver conquistato una femmina in calore e averla fecondata, passa a un altro gruppo per corteggiare una nuova patner. Non si forma mai una coppia fissa, e solo i maschi dominanti godono del diritto di accoppiarsi. L’ovulazione nelle femmine può avvenire una volta all’anno, ma spesso anche ogni due o tre anni, in genere in inverno, allorché la capacità riproduttiva del maschio è al culmine.

La gestazione dura 11-12 mesi. Il feto cresce in modo prodigioso: a 3 mesi misura già 30 centimetri e tutti i suoi organi sono formati. Negli ultimi due mesi aumenta di 700 chilogrammi. Il piccolo alla nascita pesa circa una tonnellata ed è lungo in media 4,5 metri.

L’allattamento ha inizio subito, non appena il neonato ha scoperto, andando a tastoni, le mammelle materne, poste ai lati della fenditura genitale. Il piccolo afferra la mammella tra la lingua e la mascella superiore e la madre gli fa arrivare in gola una grande quantità di latte sotto pressione. A ogni poppata, che dura pochi secondi (ma si ripete da 30 a 40 volte delle 24 ore), egli ingurgita una dozzina di litri di latte, il che vuol dire circa 500 litri al giorno! Il latte, ben più ricco di grassi e proteine di quello della mucca, costituisce il suo unico alimento fino ai 5 o 6 mesi, quando il suo peso sarà raddoppiato ed egli comincerà a nutrirsi imitando la madre. Alla fine dello svezzamento, verso i 10-11 mesi, il balenotto è lungo da 8 a 9 metri. Dopo due anni, comincia a procurarsi il cibo da sé pescando con la rete di bollicine.

Benché le sue pinne non siano ancora rigide, appena nato il cucciolo inizia subito a nuotare, pur con movimenti ancora maldestri. Acquistata padronanza nel nuoto, il piccolo non si allontana tuttavia mai dalla madre, che segue in tutti gli spostamenti. Quando nuotano insieme, si colloca sopra di lei e un po’ più avanti della pinna pettorale. Talvolta si lascia trasportare e sollevare fuori dall’acqua.

Nessun membro del gruppo si intromette tra loro. La madre rischia la propria vita per proteggerlo dalle aggressione degli squali, delle orche o dei cacciatori. Contrariamente a quanto fanno i delfini, gli altri membri del gruppo non partecipano alla sua educazione e non si fanno carico degli eventuali orfani. In caso di attacco, sola la “prima scorta” si metterà tra l’aggressore e il giovane, che sarà così protetto dai due adulti. Durante la sua seconda estate nelle acque polari, il giovane sarà messo in condizione di badare di più a se stesso pur continuando a far parte del gruppo della madre ancora per un anno o due. Completamente autonomo lo diventerà solo verso i 4 anni. Dopo i 6 anni, l’adolescente passa la maggior parte del suo tempo a cercare cibo oppure a giocare con altri membri del gruppo.  La balena raggiunge le dimensioni di un adulto, circa 20 metri di lunghezza, verso i 10 anni. Le megattere vivono anche una trentina d’anni, nel corso dei quali le femmine possono mettere al mondo più di quindici piccoli.

 Megattera

La megattera (dal greco mega ptera, che significa “grande ala”) è chiamata anche balenottera dalla gobba o balenottera sonora. Presente in tutti gli oceani, abita soprattutto le acque costiere, il che ha consentito di conoscere sia la sua anatomia sia il suo comportamento.

La megattera è perfettamente adattata all’ambiente marino: nessuna appendice esterna frena la sua spinta idrodinamica. Il pene è situato in una piega della pelle e i testicoli si trovano nella cavità addominale; il padiglione auricolare è inesistente. L’unica protuberanza è costituita dalle pinne, molto appiattite ma assai sviluppate, ed è forse questa la ragione della sua scarsa velocità nel nuoto (al massimo 12 chilometri all’ora). Ottima tuffatrice, può restare più di 20 minuti sott’acqua, ma senza scendere sotto i 250 metri di profondità. Le megattere, a causa delle lunghe migrazioni, passano dalle acque fredde ( da 2 a 4°C) a quelle calde (oltre i 20°C); tuttavia la loro temperatura interna si mantiene costante intorno ai 37°C. Ciò è possibile grazie a due efficienti sistemi di regolazione termica. Per conservare il calore prodotto attraverso il metabolismo alimentare, la balena è dotata di un tessuto adiposo sottocutaneo, spesso fino a 20 centimetri, che serve da isolante. Una femmina gravida può accumulare fino a 7 tonnellate di grasso. Questo strato isolante è però letale fuori dall’acqua: infatti una balena spiaggiata muore rapidamente di ipertermia e di disidratazione. Il secondo meccanismo che regola la temperatura è di tipo respiratorio. La balena ha un ritmo di respirazione più alto in un ambiente caldo, mentre in un ambiente freddo si limita a respirare ogni 5 o 10 minuti, per conservare l’aria calda presente nei polmoni.

Grandi viaggiatrici, le megattere hanno bisogno di molte energie di riserva durante le migrazioni, perché in questi periodi non si nutrono affatto. Ricavano quest’energia dai minuscoli organismi del plancton, completando – se capita – la loro alimentazione con piccoli pesci, quali aringhe o sardine. Nonostante la loro corporatura massiccia, le megattere sono molto abili nell’eseguire capriole e salti fuori dall’acqua: questi giochi di destrezza vengono eseguiti specie nel periodo degli accoppiamenti. Un tempo assai numerose e facilmente visibili vicino alle coste, le megattere sono diventate più rare in seguito allo sfruttamento intensivo di cui sono state oggetto a parte dal X secolo. La legislazione attuale ha adottato severe misure protettive, e perciò gli esemplari viventi sono andati aumentando leggermente.

Segni distintivi

Fanoni: permettono ai misticeti di nutrirsi filtrando l’acqua del mare. Fatti di una sostanza cornea simile a quella delle unghie umane, sono formati da una base (o fila), situata sulla mascella superiore e da innumerevoli frange. La megattera possiede da 250 a 400 paia di fanoni di colore grigio scuro e del diametro di 0,7 millimetri. Nelle megattere dell’emisfero Sud, che si nutrono di krill, i fanoni sono lunghi 70 centimetri, in quelle dell’emisfero Nord, che si nutrono di prede più grosse, sono lunghi 50 centimetri. Più le prede sono piccole e difficili da catturare, più i fanoni sono lunghi. Una volta ingoiata, la massa di acqua salata viene filtrata ed espulsa a bocca chiusa: il cibo resta in tal modo imprigionato sulla frangia interna dei fanoni prima di essere inghiottito. Con questo sistema possono essere ingurgitate tonnellate di cibo.

Doppio sfiatatoio: la balena possiede un meccanismo “a valvola” che le consente di respirare l’aria dell’atmosfera e di non inspirare acqua quando va in immersione: è lo sfiatatoio, situato sulla sommità del capo, paragonabile a una narice che risulta ermeticamente chiusa da una doppia barriera durante le immersioni. I due lati dello sfiatatoio si aprono simultaneamente per l’azione di un muscolo che reagisce all’aria. Durante l’espirazione, l’acqua contenuta nella camera vestibolare si trasforma in vapore, espulso sotto forma di soffio (la fontanella) che, nella megattera, raggiunge i 3 metri.

Coda: è larga da 2 a 3 metri. E’ costituita da due pinne orizzontali, sprovviste di struttura ossea. E’ l’intrico di tendini e di fibre muscolari che dà alla coda forza e flessibilità al tempo stesso.