LA POSIDONIA

   

 

La Posidonia oceanica non è un’alga ma una pianta superiore fornita di radici, rizoma (fusto), foglie e fiori. Gli organi riproduttivi sono costituiti dai fiori, dove avviene la riproduzione sessuale. Essa, infatti, presenta fiori ermafroditi in cui sono presenti gli stami (la parte “maschile”), in cui è mantenuto il polline, che circondano i carpelli (la parte “femminile” del fiore) è contenuta la cellula uovo. I fiori sono di colore verde e sono avvolti da due brattee floreali.

I fiori della Posidonia compaiono verso settembre/ottobre nelle praterie superficiali (fino a circa 15 m di profondità) e nell’autunno inoltrato nelle praterie profonde (oltre i 15 m).

Il frutto, per la sua forma e il suo colore, è chiamato “oliva di mare”, quando si stacca dalla pianta, viene a galla e trasportato dalle correnti marine, anche a grande distanza dalla pianta d’origine (questa è una strategia che la pianta usa per colonizzare nuovi spazi).

Il rizoma è un fusto modificato che produce nel suo lato ventrale le radici della pianta. La parte più esterna del rizoma va incontro ad un processo di lignificazione che così lo preserva da fenomeni di degradazione. Esso può accrescersi secondo le condizioni ambientali sia in senso orizzontale sia in senso verticale. Le foglie della Posidonia prendono origine dal lato superiore del rizoma, hanno una disposizione a ventaglio, sono larghe circa 1 cm e possono essere lunghe anche un metro, sono di un verde intenso e la loro funzione è prettamente fotosintetica. Sul rizoma e sulle foglie sono ospitati moltissimi organismi epifiti (epifiti = che vivono sulle piante): alghe, spugne, crostacei, molluschi, echinodermi, briozoi. La fauna che vive invece nella colonna d’acqua nelle immediate vicinanze della prateria di Posidonia è principalmente costituita da pesci  che prediligono le praterie di Posidonia per cercare cibo e deporvi le uova.

 La Posidonia, molto importante per l’ecologia del mare con il suo ecosistema, è presente nel Meditteraneo dalle zone superficiali sino a 40 m. di profondità e si insedia più facilmente in fondali sabbiosi e sabbio-fangosi. Le ampie distese verdeggianti formati dalla Posidonia sono chiamate “praterie” e la loro estensione e morfologia sono influenzate dal tipo di litorale e di fondo marino, dalla trasparenza dell’acqua e dal clima. Il fondale sul quale la Posidonia si inserisce viene completamente modificato poiché essa cambia le caratteristiche del moto ondoso presenti in quel luogo, rallentandolo, riducendo così l’impatto delle onde sui litorali. L’intreccio delle radici crea delle zolle consistenti chiamate anche “matte”.

Nelle praterie di Posidonia vi è un altissima produzione d’ossigeno liberato da massicci processi fotosintetici ivi presenti. L’alta produzione di tessuto vegetale poi, innesca una delle più complesse e lunghe catene alimentari che si conoscano, essa, infatti, parte dai batteri passa per le alghe unicellulari e i piccoli crostacei e arriva fino ai pesci. Ma non finisce qui, infatti, la Posidonia anche dopo la sua morte continua ad essere fonte d’energia, infatti, il detrito derivato dalle foglie morte o staccate viene ridotto in pezzetti e successivamente poi degradato da batteri e funghi i quali a loro volta entreranno a far parte di una nuova catena alimentare.

Purtroppo ad oggi la Posidonia è considerata in regressione in moltissime zone del Mediterraneo anche per quanto riguarda l’azione dragante, negativa, di ancore o attrezzi da pesca , dalle dighe foranee dei porti che alterano, aumentandolo, il tipo di sedimentazione con conseguente soffocamento delle piante e anche dai versamenti urbani che alterano, negativamente, le caratteristiche dell’acqua aumentando la torbidità e riducendo di conseguenza la luce disponibile.