L'ORCA

Per molto tempo, l'orca è stata ammantata di un'aura di terrore. ora che la conosciamo meglio, però, la sua fama di spietata assassina, esagerata dai racconti dei balenieri, ha ceduto il posto all'ammirazione. Eppure molti aspetti della sua vita restano ancora da scoprire.

La famiglia dei delfinidi apparve nel miocene, circa 11 o 12 milioni di anni fa. L'orca è il più grande di tutti i delfini. Alcuni fossili della specie sono stati ritrovati in Italia (Toscana) e in Inghilterra (suffolk) in terreni del pliocene (1,5 milioni di anni fa ) e reperti ossei di orca, risalenti ai tempi preistorici, sono stati ritrovati nel nord dell'Europa.

Cetaceo munito di denti, o odontoceto, come del resto tutti i delfini, le focene, i capodogli e gli zifidi, l'orca è stata talvolta classificata in una sottofamiglia distinta insieme ad alcuni altri delfinidi come il globicefalo, la falsa orca e il delfino di Risso. La maggior parte di questi orcinini, detti anche globicefalini, vive in gruppi di dimensioni più o meno grandi, che talvolta vanno ad arenarsi in massa sulle coste.

Chiamata anche balena predatrice, omicida e assassina, e nota come il predatore più potente e terribile del mondo animale, l'orca è l'unico cetaceo che aggredisca gli altri mammiferi marini, anche i più grandi. per nutrirsi, può anche fare a pezzi una balena o un altro delfino; per questa ragione i balenieri, con i loro racconti, sono all'origine della sua reputazione di famelica cacciatrice, che le è valsa appunto il nome inglese di Killer Whale (balena assassina).

Il suo regime alimentare è infatti molto vario. Da quando però è stato possibile osservarla nei vari delfinari di tutto  il mondo, l'orrendo predatore si è rivelato facile da addestrare, manifestando comportamenti simili a quelli dei delfini di più piccole dimensioni, con i quali riesce persino a coabitare. La sua pessima reputazione ha quindi ceduto il posto a un sentimento di affettuosa ammirazione.

 

 Una comunità familiare tranquilla e unita

Amanti della vita comunitaria, le orche viaggiano a piccoli branchi di 5-20 individui, per lo più vicino alle coste. Secondo osservazioni fatte nell'area dell'isola di Vancouver (Canada), il branco tipico è formato da una lieve maggioranza di adulti (57%) rispetto ai giovani (43%), dì cui circa il 4% è ancora in fase di allattamento. Tra gli adulti, il numero delle femmine, più alto di quello dei maschi, si spiega probabilmente con un tasso di mortalità più elevato nei maschi. Ogni branco rappresenta verosimilmente una famiglia - legata da rapporti molto solidi - la quale ha un repertorio vocale proprio, che permette di identificarla. Pur essendo molto stabile, il gruppo può tuttavia scindersi per qualche ora, in particolare quando gli animali sono alla ricerca del cibo. Li si può allora vedere nuotare soli o in piccoli sottogruppi a distanza di parecchi chilometri uno dall'altro. La stabilità del gruppo non è tuttavia assoluta, tanto che alcuni individui possono scegliere di condurre vita solitaria. I gruppi familiari sono generalmente indipendenti uno dall'altro, benché durante il periodo della riproduzione parecchi gruppi possano anche riunirsi in comunità

Nello stretto di Puget, situato tra l'isola di Vancouver e il continente, gli studi effettuati per oltre cinque anni su gruppi residenti hanno consentito di tracciare una sorta di giornata tipo dell'orca; essa dedica il 46% del suo tempo, cioè quasi la metà, alla ricerca del cibo e alla cattura di prede; il 27% agli spostamenti; il 13% al gioco e alle attività sessuali; il 12% viene invece dedicato al riposo e al sonno. Gli incontri con altri gruppi occupano tutto il tempo residuo, pari al 2%. Tali attività si svolgono in sequenza. Secondo un certo ordine: il riposo, in genere, fa seguito alla caccia e può essere seguito dai giochi, i quali, a loro volta, precedono gli spostamenti. Una vita, dunque, quella di questo splendido delfinide, organizzata e condotta con estrema intelligenza, scandita da ritmi e regole ben precisi.

 

 Un'agilità sorprendente e rumorosa

I salti, i tuffi e gli spettacolari movimenti di cosa delle orche non sembrano legati al nuoto o agli spostamenti. Per tentare di capirne il significato, i ricercatori li hanno catalogati in base alle circostanze in cui li hanno osservati.

Le orche adottano spesso atteggiamenti di osservazione. Risalendo in superficie, alzano per qualche istante il capo fuori dall'acqua o si rizzano verticalmente, emergendo talvolta fino al livello delle pinne pettorali, come per effettuare un giro di orizzonte sullo spazio circostante.

Tali posizioni di osservazione, dette spyhopping, possono talvolta essere adottate simultaneamente da vari animali di uno stesso gruppo e sono frequenti nei giovani, che rivelano così la loro grande curiosità. Dotate di una vista eccellente, le orche riescono probabilmente a individuare così un'eventuale preda sulla riva e trovano una via di scampo quando sono circondate da battelli.

Spesso quando gioca con le sue compagne, l'orca batte violentemente l'acqua con le pinne. Il rumore prodotto assestando rapidi colpi (che, data la forma della pinna, sono molto simili a degli schiaffi) sulla superficie del mare con le pinne pettorali o battendola ritmicamente con la pinna caudale si propaga rapidamente sott'acqua, ed è così forte che può essere udito anche a parecchi chilometri di distanza.

Questi stessi comportamenti si osservano anche durante i preliminari dell'accoppiamento. Durante la caccia, invece, hanno probabilmente lo scopo di spaventare e disorientare i pesci. Anche durante i suoi spettacolari giochi, sempre rumorosi e vivaci, l'orca dà prova di una certa agilità nonostante la mole e il peso. Alzando la coda fuori dall'acqua, la fa oscillare lungamente da destra a sinistra, oppure compie balzi sorprendenti emergendo quasi completamente. Poi si tuffa a testa in giù o si lascia ricadere pesantemente sul ventre, sul dorso o sul fianco, sollevando una tale quantità di spruzzi d'acqua da sembrare immersa in una bianca nuvola.

Come gli altri delfini, le orche amano sfiorarsi a vicenda. I contatti individuali sono però piuttosto brevi; al contrario,questi animali - come si è potuto osservare nello stretto di Puget - amano trascorrere molto più tempo, talvolta anche un'ora di fila, a strofinarsi contro le pietre del fondo, in appositi luoghi prescelti a questo scopo. Infine, quando passano nelle vicinanze di un campo di alghe, le orche non resistono alla tentazione di strofinarsi contro quei vegetali e di riportarne qualcuna in superficie per meglio sentirne la carezza sulla pinna caudale. Non si sa se si tratti di un gioco, di un piacere o di una necessità.

 

 Una cacciatrice spietata e intelligente

Le orche, come gli altri delfini, cacciano quasi sempre in gruppo. La ricerca e la cattura delle prede implicano la cooperazione di tutti gli animali. Le tecniche di caccia e  la dimensione dei gruppi sono adattati alla natura delle prede: branchi di pesce di ogni sorta (pesci argentini e merluzzi) o mammiferi marini, piccoli e grandi.

Coordinando l'attività di ricerca, l'individuazione dei banchi di pesci risulta molto agevolata. Le orche si disperdono su un'area di due chilometri e nuotano a una velocità di 5 Km/h circa. Possono così esplorare al sonar 10 chilometri quadrati all'ora, superficie notevole rispetto a quella che potrebbe perlustrare un'orca isolata oppure un gruppo compatto. I segnali di ecolocalizzazione emessi e ricevuti dai vari individui consentono a ogni animale di percepire la propria posizione rispetto agli altri, di rimanere in contatto con loro e di partecipare alla strategia generale di gruppo. Questi segnali non bastano tuttavia per coordinare con precisione le azioni del gruppo nel suo insieme, in particolare quando occorre radunare un banco di pesci; l'orca si serve allora dei segnali acustici.

Nelle popolazioni di orche residenti nello stretto di Puget, è stato possibile distinguere una quarantina di segnali diversi, alcuni dei quali sono specifici del gruppo e costituiscono una sorta di dialetto. I ricercatori hanno osservato similitudini nei dialetti propri di vari gruppi, e le somiglianze hanno consentito di valutare il grado di familiarità esistente tra questi gruppi. Infine, ogni individuo può emettere un suono specifico, paragonabile al timbro della voce umana. Questa "firma" permette agli animali di riconoscersi acusticamente e, forse, per alcuni di essi, di dirigere le operazioni.

La ricerca di altri mammiferi marini sembra svolgersi in modo diverso. La difficoltà non è certo la stessa, dal momento che le orche possono essere individuate acusticamente anche dagli altri cetacei (balene o altri delfini) e visivamente dai pinnipedi (otarie, per esempio), che avrebbero il tempo di fuggire al loro sopraggiungere. Pattugliano quindi in silenzio, affidandosi all'udito per localizzare le loro prede, grazie al rumore che fanno queste ultime spostandosi o ai segnali che emettono. Conoscono anche i luoghi in cui le balene, foche o otarie sono solite concentrarsi in certi periodi dell'anno per riprodursi.

La cattura di quelle prede ambite e la loro messa a morte dipendono dalle dimensioni e dal numero delle future vittime. Le balene, che si spostano in genere da sole o in piccoli gruppi, sono avversari difficili. Per catturarne una, un certo numero di orche si coalizza: allo scopo di immobilizzarla, alcune le azzannano le pinne, mentre altre l'attaccano alla testa mordendole le labbra per costringerla ad aprire la bocca; possono così afferrarle la lingua, parte molto vulnerabile, vero "tallone di Achille" di quel gigante. Alcune balene riescono a sfuggire dibattendosi violentemente. Se si trovano in zona costiera, la loro unica possibilità di salvezza è di rifugiarsi nelle acque poco profonde in prossimità della riva, dove sono meno attaccabili.

In alto mare, le foche e le otarie sono prede facili. Ma quando si trovano vicino alla costa o al ghiaccio, possono sfuggire ai loro predatori (se li hanno individuati in tempo) uscendo velocemente dall'acqua. Per i mammiferi marini il metodo più efficace per sfuggire a un branco di orche fameliche è quello di raggiungere un banco di pesci. Le osservazioni mostrano infatti che, se il pesce abbonda, cetacei, otarie e foche possono avvicinarsi tranquillamente alle orche senza temere di essere aggredite.

 

Un affettuoso neonato ogni tre anni

Quando inizia la stagione degli amori, l'approccio tra maschio e femmina incomincia quasi come un gioco: tra buffetti con le pinne e carezze varie, i patner si strofinano e si rotolano uno contro l'altro in superficie. Dopo questi preliminari, spesso anche l'accoppiamento avviene in superficie, tra una grande quantità di spruzzi d'acqua e di vortici; tutto questo rende estremamente difficile l'osservazione. L'atto sessuale vero e proprio è brevissimo - dura al massimo 30 secondi - durante il quale gli animali si accoppiano in posizione orizzontale o verticale, ventre contro ventre, tenendosi stretti con le pinne pettorali.

La durata della gestazione è relativamente lunga, da 15 a 16 mesi, e le femmine partoriscono un solo cucciolo, al massimo una volta ogni tre anni. Il parto e le prime cure prodigate ai piccoli non sono molto diversi da quanto osservato per gli altri delfini. La madre, probabilmente aiutata da un'altra femmina, spinge il nuovo nato verso la superficie per consentirgli di respirare.

Alla nascita, la piccola orca misura dai 2,20 ai 2.90 metri, ma cresce rapidamente. Il primo anno sembra che si nutra esclusivamente di latte materno e che non si allontani mai dalla madre. Quando vuole poppare, la sollecita con un colpetto del muso nel ventre, vicino alla mammella e, beve con destrezza il getto di latte che esce sotto pressione.

Si incontrano talvolta sottogruppi di orche composti unicamente di lattanti e di giovani; in realtà, però, essi non sono soli, poiché c'è sempre un adulto nelle vicinanze: la sua funzione è quella di sorvegliare e, in alcune circostanze, anche coordinare le attività.

Come in tutti i cetacei, la crescita dell'orca avviene con estrema rapidità durante i primi anni di vita. Poi, trascorsa una decina d'anni, quella delle femmine rallenta nettamente, mentre i maschi continuano a crescere. In età adulta, questi possono raggiungere una lunghezza di quasi 10 metri, mentre le femmine non superano i 7 metri. A questa differenza di taglia corrisponde in genere anche una differenza di peso: i maschi adulti pesano a volte il doppio delle femmine (rispettivamente 8 e 4 tonnellate).

L'età dell'orca viene valutata in base al numero di strati di avorio che costituiscono i denti. La massima longevità così calcolata è di circa 35 anni. Va detto che, in natura, l'orca ha poco da temere. A parte l'uomo e le altre orche (è stato riferito un caso di cannibalismo), i suoi nemici sono pochi. Tuttavia sono così coriacee che resistono bene agli arpioni.

 

Segni distintivi

Macchie: le tre zone bianche che ornano il ventre e il dorso dell'orca sono caratteristiche della specie. Sul dorso, una macchia a mezzaluna è posta, un po' come una sella, dietro alla pinna dorsale; un'altra sul capo, sopra l'occhio e in posizione arretrata rispetto a questo, ha una forma oblunga. La macchia più importante ha inizio dalla mascella inferiore, occupa tutta la faccia ventrale e assume la forma di un tridente.

Denti: una cinquantina di denti, della lunghezza di 12-14 centimetri ciascuno, hanno corona conica caratterizzata da un appiattimento interno; sono impiantati in una mascella robusta, dotata di forte muscolatura. Essi consentono all'animale di trattenere e di dilaniare prede di grossa taglia, come la balena o i mammiferi marini più piccoli (otarie o foche).

Pinna pettorale: lo scheletro della pinna pettorale comprende gli stessi elementi ossei degli arti anteriori dei mammiferi. Le ossa appaiono tuttavia fortemente modificate. L'omero, il radio e l'ulna sono particolarmente corti e i due ultimi sono molto appiattiti sopra e sotto. Solo l'articolazione tra l'omero e la scapola è mobile, le altre sono sinartrosate, cioè fisse. La mano è composta di cinque dita largamente divaricate, coperte da un unico involucro di tessuto fibroso e pelle, che dà alla pinna l'aspetto di una racchetta di lunghezza doppia rispetto alla larghezza. Il secondo dito è più lungo e presenta falangi più sviluppate che nelle altre dita.