PESCI FUOR D'ACQUA

Anche se non sempre comodo, il passeggiare lungo una costa rocciosa di poco più alta del livello del mare può essere affascinante: migliaia di piccole raccolte d'acqua, più o meno recenti, attirano il nostro sguardo e la nostra curiosità. E' un piccolo universo avvolto da una misteriosa atmosfera che nasce dall'attesa di chissà quale incredibile incontro; segrete creature delle profondità marine tradite da un'onda più forte e imprigionate inesorabilmente nella roccia....

In realtà incontri del genere sono praticamente inesistenti in quanto gli abitanti di queste raccolte d'acqua non sono quasi mai ospiti forzati; sono animali che in questi particolarissimi ambienti vivono bene, anzi meglio che altrove, visto e considerato che è il loro domicilio usuale.

Naturalmente hanno dovuto ambientarsi a condizioni considerate limite per la vita: alta salinità, notevoli variazioni di temperatura ma soprattutto, il pericolo di rimanere all'asciutto.

Tra i classici frequentatori delle basse acque costiere vi sono gli appartenenti alla famiglia Blennidae, le "bavose" per intenderci, piccoli pesciolini, a volte assai colorati che, al contrario di quanto il nome potrebbe far pensare, sono tutt'altro che repellenti.

Osservati nel loro ambiente non sembrano certamente quello che il buon senso comune vuole sia un pesce: infatti non nuotano quasi mai e fermi sulle loro pinne osservano sfacciatamente l'uomo tutt'altro che intimiditi.

Il nuoto in poca acqua diviene quasi inutile e loro evidentemente hanno imparato che è molto più utile camminare sulle pinne....Col tempo lo stile si è tanto perfezionato che alcuni sono capaci di compiere veri e propri salti per accelerare gli spostamenti: il pericolo di rimanere all'asciutto è stato così superato in quanto in questo modo l'acqua si può raggiungere "camminando".

Dal prosciugamento casuale si è giunti così, per molte specie, alla volontaria uscita dall'acqua: la bavosa pavone (Blennius pavo), la bavosa adriatica (Blennius adriaticus), e altre sono in grado di resistere a lungo fuor d'acqua, dove occasionalmente si recano alla ricerca di alimento. La bavosa capone (Blennius trigloides), pare sia in grado di resistere anche dieci ore fuor d'acqua e la bavosa galletto (Blennius galerita), se occasionalmente spaventata o messa in pericolo dal subacqueo, invece di cercare scampo nuotando via, salta fuori dall'acqua...

Il più terrestre dei pesci è comunque un altro, il perioftalmo ( Periophthalmus koelreuteri), abitante delle acque e delle lagune costiere delle aree tropicali africane e asiatiche. Le pinne pettorali particolarmente robuste e sviluppate hanno accentuato la capacità che questo pesce ha di compiere vere e proprie passeggiate all'asciutto. Quando i fondali sabbiosi sui quali vive normalmente vengono messi allo scoperto dalle basse maree, il perioftalmo, dritto sulle sue pinne, comincia a bighellonare sulla terraferma andando a caccia di piccoli crostacei, vermi e molluschi, inseguendoli a volte, con piccoli e velocissimi saltelli.

Ci si chiederà ora come possano questi pesci sopravvivere tanto tempo fuor d'acqua, come possano respirare e resistere alla tremenda evaporazione caratteristica delle zone torride in cui vivono.

Il mistero è svelato osservando la chiusura ermetica degli opercoli branchiali che permette alle branchie di mantenere un certo grado di umidità; inoltre è la presenza di una certa quantità di aria a stretto contatto con le mucose, che consente il proseguimento dell'attività respiratoria anche sulla terraferma. E così, grazie alla speciale conformazione del loro apparato branchiale, capace di funzionare ugualmente bene tanto in acqua, quanto a terra, il perioftalmo non corre praticamente mai alcun pericolo di asfissia, conducendo tranquillamente una perfetta vita anfibia non certo comune per un pesce.