IL PLANCTON

Il plancton è il primo anello della catena alimentare. Idealmente quest’ultima può essere raffigurata come una piramide, la cui base è costituita dal microplancton sotto forma di una vastissima “biomassa”, sopra la quale poggiano altre “ biomasse” in livelli progressivamente superiore, ma più ristretti, che si nutrono degli organismi a loro inferiori.

La presenza più o meno fitta dei pesci è direttamente proporzionale alla presenza del plancton.

Anche il plancton, infatti, si nutre e il suo cibo è costituito da sostanze nutrienti come fosfati e nitrati. La presenza di queste sostanze ne condiziona la maggiore o minore presenza. I mari nordici, più freddi e poco salati, sono più ricchi di tali sali e quindi di plancton, rispetto al Mediterraneo che ne è povero, e ciò spiega l’abbondanza in quelle fredde acque dei pesci plantofagi come le aringhe. Oltre alle aringhe sono molte le specie che si nutrono quasi prevalentemente di plancton per tutta la loro vita, ma per tutti i pesci questo insieme di microrganismi costituisce il cibo esclusivo nelle prime fasi della loro vita. Schematizzando, quindi: dove c’è plancton, ci sono avannotti che se ne nutrono e dove ci sono avannotti ci sono i pesci predatori che accorrono per divorarli.

 Composizione e suddivisone del plancton – I limnologi chiamano plancton l’insieme di quei microrganismi vegetali e animali passivi, ossia il cui movimento (anche se in certi casi è autonomo) non basta a renderli indipendenti dalle correnti. Il plancton vegetale si chiama fitoplancton, quello animale zooplancton. La maggior parte della specie che lo compongono sono microscopiche, mentre quelle visibili a occhio nudo non superano dimensioni di 1-2 mm. Le più importanti, visibili solo con potenti microscopi, sono unicellulari e spesso riunite in grandi colonie perché proliferano velocemente per scissione cellulare e, in tali circostanze, si rendono visibili.

Per lo più, il plancton è composto da forme microrganiche perfette, dette oloplantoniche (batteri, alghe unicellulari, protozoi, crostacei microscopici) e, in minor numero, da forme temporanee che ne fanno parte solo in un determinato periodo della loro vita e sono dette meroplanctoniche (uova di insetti, di anfibi e di pesci).

Tanto nelle acque dolci, quanto nel mare, si distingue poi il plancton di superficie (composto di alghe e animali viventi fino al limite di penetrazione dei raggi solari) da quello di profondità (che giunge fino al fondale ed è composto esclusivamente da microrganismi animali).

Per quanto riguarda i periodi di concentrazione del plancton, il fenomeno è molto più visibile in mare. Di notte, infatti, sale in superficie la maggior parte di questi organismi, quelli che rifuggono la luce. Di giorno, questi scendono e gli altri invece, attratti dal sole, affiorano. Il massimo sviluppo del plancton si ha da maggio a giugno e da settembre a ottobre; il minimo a gennaio e ad agosto.

Il plancton nelle acque dolci – nelle acque dolci si hanno condizioni diverse per ogni fiume o lago, a seconda della composizione delle stesse. Nei primi il plancton è più scarso o assente in rapporto alla velocità della corrente, ma può trovarsi ai lati della medesima, sottoriva, nei punti più lenti o ristagnanti; in compenso aumenta la presenza del benthos, sotto le pietre del fondo. Maggior ricchezza di plancton e di pesci si ha invece nei bacini lacustri.