IL SERPENTE DI MARE: LEGGENDA E....BIOLOGIA

   Le numerose leggende che da sempre hanno visto gli abissi marini popolati di "draghi" dall'aspetto serpentiforme, in grado di mettere in pericolo l'uomo distruggendo a volte intere navi, sembrano dover restare tali alla luce delle attuali conoscenze. Al pari del famoso mostro del lago scozzese di Lock-Ness questi "serpentoni", tanto minacciosi quanto introversi, continuano a godere di una fama che nonostante tutto è inversamente proporzionale alle loro apparizioni. Ma come si sa ogni leggenda ha alla sua origine un fondo di verità anche se a volte se ne perdono le tracce a causa della confusa e irrefrenabile fantasia umana. Come non comprendere, ad esempio, lo stupore del pescatore di fronte a quegli orrendi abitanti delle profondità marine, che talvolta affiorano per strani giochi di correnti ascendenti? Teste, bocche enormi, lunghissime appendici e corpi serpentini hanno senz'altro avuto una parte essenziale nell'eccitare l'immaginazione popolare. Quando poi uno di essi, come il Regalecus glesne, raggiunge la notevole dimensione di sette metri e più di lunghezza e nuota, serpeggiando, di poco sotto la superficie delle acque, la certezza dell'esistenza del "mostro" diviene assoluta. Questo maestoso animale è lungi dall'avere la benché minima parentela con i serpenti veri e propri, essendo un pesce osseo appartenente all'ordine dei Lampridiformi; il suo lungo corpo argenteo è caratterizzato da pinne rosso scarlatto, di cui la dorsale inizia sopra la testa con raggi molto lunghi che gli danno l'aspetto di una minacciosa cresta. Abitante delle grandi profondità marine e distribuito principalmente nei mari del Nord, dove è noto come "Re delle aringhe", egli appare in superficie soltanto casualmente e c'è da scommettere che allorché viene avvistato, a tutto pensi tranne che a minacciare minimamente i poveri uomini intimoriti. Le grandissime differenze di pressione e di temperatura tra le acque superficiali e quelle profonde uccidono infatti, in breve tempo, questi come altri pesci abissali. Molto più familiari sono per noi i numerosi appartenenti all'ordine degli Anguilliformi, di cui ricordiamo la murena (Muraena helena) e il grongo (Conger conger); frequenti nel Mediterraneo, sono anch'essi pesci ed in comune con i serpenti propriamente detti hanno esclusivamente la forma. I veri serpenti marini, una cinquantina di specie in tutto, appartengono agli Idrofidi, una famiglia di Ofidi stranamente imparentata con i micidiali cobra terrestri. Ed in effetti anch'essi posseggono un potentissimo veleno a volte letale per l'uomo. Il loro corpo, sottile e appiattito nella regione caudale, così da favorirne il nuoto, difficilmente supera i due metri di lunghezza. Sono distribuiti principalmente lungo le coste del Pacifico meridionale e molti di essi compiono tutto il ciclo vitale in acqua, uscendone soltanto in rarissime occasioni. Hanno una notevole capacità polmonare nonché, sembra, la possibilità di utilizzare l'ossigeno disciolto nell'acqua per mezzo di una mucosa gengivale riccamente vascolarizzata. Anche i loro occhi sono adattati alla vita acquatica, possedendo una pupilla fortemente dilatabile che consente loro la visione anche a grandi profondità. Durante la riproduzione restano aggrovigliati per un lungo periodo di tempo; sono ovovivipari ed i piccoli nati, oltre ad essere perfettamente sviluppati, sono in grado di nuotare e di procurarsi il cibo autonomamente. L'alimentazione, prevalentemente carnivora, è costituita da pesci e molluschi che vengono fulminati dal micidiale morso velenoso. In generale, però, se non disturbati, non sono aggressivi e trascorrono le loro giornate placidamente ancorati con la lunga coda alla vegetazione del fondo o, se il mare è calmo, galleggiando in superficie come addormentati, beandosi tranquillamente dei raggi del sole.