ADDIO ATOLLO, C'E' LA ZATTERA

 

Un nuovo mezzo di salvataggio entro le 12 miglia

 

  

 

L'atollo di salvataggio è andato in pensione. Al suo posto è stata introdotta un nuovo tipo di zattera autogonfiabile , aperta, certamente più sicura, ma più costosa, pesante e ingombrante. A imporre la sostituzione del grande salvagente gonfiabile ("apparecchio galleggiante"), obbligatorio a bordo per chi naviga dalle 6 alle 12 miglia dalla costa, è stato un decreto del  2 marzo 2009 del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di sabato 11 aprile ed entrato subito in vigore.

Un avvicendamento già previsto nel Regolamento del Codice del Diporto, ma rimandato fino a ora in attesa delle norme attuative stabilite adesso con questo decreto. In realtà, insieme al testo di legge erano previste anche disposizioni transitorie per consentire una sostituzione graduale degli atolli entro la prima scadenza di revisione o entro quest'anno. Ma all'ultimo momento sono state "stralciate" e se ne è persa traccia.

Le nuove zattere di salvataggio per navigare entro le 12 miglia dalla costa sono tecnicamente uguali a quelle per la navigazione "senza limiti" introdotte nel 2002. Con alcune componenti in meno. Sono aperte (prive quindi di tendalino), con il fondo non isolato contro il freddo, sono prive di luci e devono disporre di almeno due tasche stabilizzatrici di uguale volume, con capacità minima di 80 litri, poste all'interno in modo simmetrico.

Ogni zattera contiene delle dotazioni obbligatorie: un soffietto per gonfiare, un coltello a lama fissa con impugnatura galleggiante, collegato a una sagola e sistemato vicino al punto di attacco della barbetta della zattera, una torcia elettrica stagna, con pile conservate separatamente in una busta, una sassola, un kit di riparazione con mastice e pezze di varie misure, due pagaie, due spugne, un fischietto, confezioni di acqua da 0,250 litri per ogni persona imbarcata prevista.

La zattera può essere inserita in un contenitore rigido o morbido. Tutte le caratteristiche, tra le quali il marchio di conformità, il modello, il numero delle persone per le quali è abilitata, il nome del fabbricante, le istruzioni per la messa a mare e la data entro la quale deve essere revisionata, devono essere riportate esternamente su una etichetta adesiva resistente all'acqua. Deve esserci anche la scritta "zattere aperte per la navigazione entro i 12 miglia dalla costa".

Più sicure degli atolli, queste zattere sono anche più ingombranti e costose. Se un atollo pesa circa 5 chilogrammi, è poco più grande di una scatola da scarpe e costa circa 350 euro, le nuove zattere pesano dai 30 ai 40 chilogrammi (secondo il numero delle persone), hanno le dimensioni di una valigia e prezzi che partono da circa 1.000 euro. A ciò va aggiunto il maggior onere per le revisioni, che si sono intensificate; il primo controllo è da effettuare dopo 36 mesi e i successivi ogni due anni. Per gli atolli c'era una revisione ogni 4 anni.

Era opportuno imporre questa sostituzione? L'atollo è sicuramente indifendibile se paragonato a una zattera, tanto è vero che molti velisti, saggiamente, già dispongono della seconda anche se navigano su piccoli natanti. Ma occorre anche ricordare che si tratta di dotazioni da usare in casi estremi, come l'affondamento completo della barca e in navigazione relativamente vicine alla costa, a portata di radio Vhf e cellulare, dove è possibile ottenere rapidamente assistenza.

Tanto è vero che la Francia, la Spagna, l'Inghilterra e molte altre nazioni non ne prevedono l'obbligo in queste distanze.

Nel nostro Paese, invece, la prevenzione dei rischi in mare da qualche anno sembra  puntare molto sulle zattere (e le assidue revisioni), con provvedimenti che dall'oggi al domani coinvolgono decine di migliaia di navigatori e alimentano un elevato giro d'affari per le poche aziende che operano in questo settore. Forti interessi, che a volte possono indurre a prendere la rotta sbagliata.

 

 

Articolo tratto dalla rivista “Bolina ”.