FIUMEFREDDO BRUZIO

Le origine di Fiumefreddo Bruzio sono avvolte nell'oscurità di tempi lontanissimi. Se non si possono escludere stanziamenti costieri già nell'evo antico, è del Medioevo (intorno al 1000) che risalgono le prime tracce documentali. Come per la gran parte delle cittadine calabresi affacciate sul mare, è probabile che la sua postura sia legata a problemi difensivi.

Nel 1054 il piccolo borgo, chiamato Flumen Frigidum per le gelide acque del fiume Freddo (oggi Fiume di Mare) che ne lambiva il territorio, fu espugnato da Roberto il Guiscardo per essere ceduto dallo stesso, al fratello Ruggero il Normanno mentre egli proseguiva verso la parte meridionale della Calabria.

Nel 1908 la terra di Fiumefreddo è sotto l'autorità feudale di Simone da Mamistra, sotto Carlo I d'Angiò, nel 1269, divenne signore del feudo il cavaliere francese Giovanni de Flenis; Alfonso Sanseverino ne divenne feudatario sotto Carlo II, e dallo stesso ne subì la confisca per essersi ribellato al re. Quindi venen assegnato,cinque anni dopo, al vicerè di Calabria, Ferdinando d'Alarcon, con il quale nel 1536 abbellì il castello di Fiumefreddo secondo lo stile dell'epoca, e fece innalzare fuori le mura di cinta del paese altre due torri chiamate le Golette.

Verso l'inizio del 1800, fu diroccato dai francesi, rappresentati in seguito da Giuseppe Napoleone, fratello dell'Imperatore, dal di lui cognato Gioacchino Murat, sotto il quale i Fiumefreddesi si organizzarono in società segrete, come del resto fecero i patrioti dei vari centri del comprensorio cosentino.

Nel 1860 il Consiglio Comunale dell'epoca deliberò l'aggiunta dell'appellativo Bruzio per distinguerlo dai paese omonimi.

DA VISITARE

PRIMO ITINERARIO:

Il centro storico è facilmente raggiungibile. lasciando la SS18, lo scenario della vallata del Fiume di Mare è incantevole. Salendo per il paese sulla cosiddetta "Timpa di castiglione" domina la bellissima statua del Cristo Re, alta circa 4 metri. L'8 agosto 1999 l'artista Enzo Spina la donò in omaggio alla sua cittadina facendola posizionare sulla collinetta grazie all'intervento di un elicottero.

Il centro storico è circondato dai resti di una cinta muraria cui anticamente s'accedeva tramite quattro porte, con torri e golette anche a difesa dei due fiumi. La porta più significativa è quella ad arco, merlata, detta Porta di Sopra o di Susa o anche di Monte, per distinguerla da quella di Mare, che avevano anche le relative torri di guardia. Questa porta rappresentava l'entrata e l'uscita principale della cittadella; veniva chiusa la sera e aperta la mattino. Si ritiene che la costruzione risalga al X secolo, epoca caratterizzata dalle continue escursioni saracene.

Oltre l'arco si accede in Piazza del Popolo. Qui già si intravedono vicoli e viuzze, tutte coperte dal caratteristico ciottolato di pietra viva.

Sempre in questa piazza, a destra, dopo l'arco, è situata l'imponente Chiesa Matrice S. Maria Immacolata addossata alle mura di cinta e rimaneggiata nel corso dei secoli. Fu edificata nel 1540 sotto il titolo di S. Michele Arcangelo, subì numerosi danni in seguito al violento terremoto del 1638, pertanto nel successivo rimaneggiamento le si diede maggiore slancio sopraelevando. All'interno presenta una unica navata, con pavimentazione in marmetti (anticamente in lastre di pietra); lo stile è barocco, ma si pensa che sotto gli intonaci vi sia ben altro. Presso l'altare del Purgatorio si può ammirare la tela del Pasqualetti, raffigurante la Madonna col bambino ed in basso le Anime del Purgatorio, opera dai colori caldi e pastosi alla Guido Reni. Altra pregevole opera è quella di P. Nigroni, dipinta su legno e quella di Solimena; la "Via Crucis" della pittrice T. Garofalo.

Da Piazza del Popolo, proprio di fronte alla Chiesa Matrice, si diparte Via Risorgimento, che termina a Largo castello, di cui ne scorgono i ruderi.

Il Castello è situato nella parte alta del paese e il sito è inespugnabile per gli strapiombi naturali del vallone Scuro. Un recinto di pietra lo divideva dal centro abitato. Un ponte levatoio vi dava l'accesso da settentrione. Il bel portale cinquecentesco e alcune belle finestre in tufo lavorato adornano la facciata. A tale stato il Castello fu ridotto durante l'occupazione napoleonica per sottomettere gli insorti partigiani dei Borboni. Infatti tra le sue mura si rifugiarono le residue masse borboniche comandate da G.B. De Michele nel tentativo di organizzare la difesa, ma, caduta Amantea, la resa fu inevitabile e il castello fu distrutto. Il maestoso maniero era composto da due piani, sotterranei, cunicoli, nascondigli, gallerie, sotterranei per l'uscita di soppiatto. Aveva vasti saloni e meravigliosi loggiati per affaccio a mare e a monte.

Nel recente passato il maestro Salvatore Fiume, cittadino onorario di Fiumefreddo, ha affrescato le pareti di una sala del castello. Oggi l'antico maniero è di proprietà del comune che ha effettuato gli interventi per il suo recupero.

SECONDO ITINERARIO:

Da Piazza del Popolo si diparte Via Roma, tramite cui si arriva a Piazza Vittorio Veneto, punto focale della vita civica, da cui si dipartono vicoli e viuzze, che si diradano in tutto il centro storico. La piazza è dominata dal Palazzo Pignatelli detto anche il Palazzo della Piazza, dove dimorarono diversi feudatari.

Ancora nella piazza si conserva una grossa lastra di marmo detta "chiatra" che si dice servisse di umiliazione ai falliti.

Andando verso la Torretta s'incontra la Chiesa dell'Addolorata che fu costruita intorno all'anno XI. In questa chiesa si può ammirare il Presepe Artistico di Attilio Spina. Grazie alle dedizioni di quest'ultimo e di suo figlio Enzo Spina, il paesaggio messo in scena sbalordisce per bellezza e varietà di ambienti. Chi arriva davanti al presepe non è impossibile venga del tutto rapito dal colpo d'occhio, dal chiaro scuro ritmati dal susseguirsi del giorno e della notte, dalla raffigurazione dell'inferno, dalla strage degli innocenti e dagli incredibili pastori di argilla. Pezzi unici quest'ultimi, completamente fatti a mano che sintetizzano in modo emblematico le capacitò del maestro. Nel 1993 questo presepe conquistò il primo posto nel trofeo "Il Presepe in Calabria".

Lasciando il presepe, sulla destra c'è Via S.Domenica, che porta a Largo S.Domenica, con ruderi della chiesa omonima da cui si può ammirare uno splendido paesaggio. Anticamente qui era situata la porta di accesso dal mare (Porta S.Domenica).

Si ritorna indietro e subito dopo la chiesa dell'Addolorata, a sinistra, è situata la chiesa di S. Francesco di Paola, dal bel portale di stile barocco che fa corpo con l'ex convento dei frati minimi oggi sede del Palazzo Municipale. Nell'interno si trovano alcune tombe patrizie tra cui quella del Pasqualetti. Sempre a destra della chiesa di S. Francesco di Paola è sito l'ingresso della sala convegni del Palazzo Municipale.

Dalla sala convegni per Via Roma si arriva a Largo Torretta, da cui si può ammirare una stupenda ed unica vista della costa.

Si ritorna indietro per Via Roma e si trova subito la Chiesa di S. Chiara, di origine cinquecentesca, un tempo annessa al convento delle clarisse, dal bellissimo loggiato, oggi proprietà della famiglia Zupi.

Dalla Chiesa di S. Chiara attraverso una serie di vie si accede a Largo Rupe, altro belvedere sul mare, dove anticamente vi erano fortificazioni, porte di guardia e golette.  Infatti poco vicino alla Rupe sorge S.Rocco, a base esagonale, sorta sulle rovine di una torre di avvistamento saraceno, nella seconda metà del '600, per adempiere a un voto fatto al Santo, che durante il dilagare della peste aveva operato miracolose guarigioni. Nel 1976 la sua cupola fu dipinta dal maestro Fiume. Gli affreschi raffigurano l'arrivo in Italia di S. Rocco e idealmente a Fiumefreddo, nel momento in cui imperversava la peste.  All'interno di può ammirare la bella statua della Madonna Stella del Mare del maestro Attilio Spina.

Salendo poi da Largo S.Rocco per Via Porto di Mare si giunge a Largo dei Follari, anticamente sede di filande (i follari erano commercianti di baco da seta). A sinistra è sito Palazzo S.Anna, famiglia estinta forse di origine spagnola. S'imbocca Via Spora le Mura ed eccoci su Via Campo, nuovamente presso la Porta di Sopra.