MORANO CALABRO

Strette le une alle altre, quasi sostenendosi a vicenda, le case disegnano, digradando dalla sommità al piano, l'irreale geometria di un colle perfettamente conico. E' davvero unico lo scenario di Morano Calabro (m694, ab.5055), che sullo sfondo dei primi rilievi del Pollino, pare una collina costruita di sole case.

Sicuramente fu statio romana, come confermano il ritrovamento di una lapide sulla strada consolare che collegava Capua a Reggio di Calabria e di alcune monete di età repubblicana, mentre l'antico stemma cittadino, con la testa di un moro coperta da un berretto conico, lascerebbe supporre una presenza saracena tra il X e l'XI secolo.A tale periodo risale anche il primo fortilizio sulla sommità del colle, ampliato poi nel XIII secolo con un vero e proprio castello, di cui oggi restano gli scenografici ruderi. L'abitato conserva l'impianto tardomedievale, con un compatto tessuto di piccole case unifamiliari e un labirinto di scale, vicoli e stradine tortuose e ripide, in parte scavate nella roccia.

La cima del colle si raggiunge anche con strada panoramica che aggira da nord il paese. Le imponenti rovine del castello che dominano tutta la valle del Coscile, confermano l'importanza strategica del luogo e la capacità difensiva di questa fortezza, di origine normanno-sveva ma rifatta nel XIV secolo. Importanti lavoro furono eseguiti anche tra il 1514 e il 1545, con il riordino delle mura e delle sei torri cilindriche; dal XVII secolo l'edificio inizio una lenta rovina che portò all'abbandono e al completo degrado.

Dall'altura del castello, ampio è il panorama, che spazia dall'Appennino al massiccio del Pollino, mentre verso sud si riconoscono in lontananza le gobbe della SIla.

Da Morano Calabro sono possibili numerose escursioni sul versante meridionale del massiccio del Pollino, attraverso alcune tra le zone più belle e meglio conservate del Parco nazionale.

 

Da visitare ai piedi dell'abitato è la collegiata della Maddalena, di probabile fondazione agioina, ma ricostruita nella prima metà del XVI secolo e rifatta in stile barocco tra '700 e '800. Caratteristica della chiesa dall'ampia facciata di linee classicheggianti, è la vivace copertura in maioliche policrome della cupola e della cuspide del basso campanile. Nell'interno con tele e statue sei-settecentesche, meritano particolare attenzione il coro ligneo con stalli intagliati e intarsiati (1792-93) e , nel transetto destro, la Madonna degli angeli, statua marmorea di Antonello Gagini (1505). In breve si scende alla chiesa di S. Bernardino da Siena, raro esempio di architettura quattrocentesca in Calabria, rimaneggiata nel XVII secolo.Precede la facciata un portico a quattro arcate, di cui restano tracce di affreschi sulle pareti interne. Il portale maggiore, in pietra arenaria, è opera di maestri calabresi di formazione napoletana (1485 circa); quello minore immetteva nei locali dell'annesso convento. Poco più in basso c'è la chiesa dei Ss Pietro e Paolo, preceduta da un sagrato che si apre a belvedere sulla valle.