VERBICARO

Il nome del paese è di origine incerta per le varianti etimologiche. In origine Aprustum Vergae, poi Vervicarium nel Medioevo ed in seguito anche Berbicaro. La configurazione urbanistica del primo centro storico, un agglomerato di modeste casupole, costruite a strapiombo sulla roccia, fa ritenere che il paese sia sorto in epoca medievale-barbarica. Il borgo coincide quasi sicuramente con l'antico Berbicaro. Secondo alcuni storici, come il Barrio, la sua origine risalirebbe alla romana Apustrum, cui fa cenno anche Plinio. Fu un centro di notevole importanza nell'età medioevale. Nel 1329 fu feudo di Ruggero Scembrasi; nel 1414 di Arenzio Pappadoca e quindi di Arturo Papasidero. Nel 1836 era già un centro affermato e contava oltre 5000 abitanti. Successivamente fu interessato da massicce ondate migratorie, principalmente verso gli Stati Uniti d'America, dove, ancora oggi, foltissima è la comunità dei verbicaresi e dei loro discendenti. Si può anzi affermare che gran parte della storia degli ultimi due secoli è intimamente legata ai fenomeni migratori e di rientro dalle terre "della fortuna".

Il centro storico di Verbicaro conserva ancor oggi diverse testimonianze di architettura medioevale, tra cui il palazzo feudale. Nella chiesa della Madonna delle Nevi sono presenti alcuni affreschi, presumibilmente di epoca bizantina, raffiguranti figure di Santi e la Vergine sul trono. Inoltre vi si trova una statuetta seicentesca di Madonna con Bambino vestita secondo la tradizione spagnola. Nel cuore dell'abitato seicentesco si trova la chiesa di Santa Maria del Piano presso la quale sono conservati paramenti in seta e oro, oggetti sacri e statue di legno del XVI-XVIII secolo. Oltre alla testimonianze storiche, Verbicaro offre ai suoi visitatori un ottimo punto di partenza per escursioni verso le montagne più alte del versante tirrenico del Parco del Pollino. Sono infatti ben visibili e raggiungibile purché correttamente equipaggiati, il Cozzo del Pellegrino (a circa 2000 metri) e le altre montagne limitrofe.