CURIOSITA': una riserva di polpi personale

C'era un uomo, in Liguria, che di mestiere pescava polpi. Irsuto e cupo, sempre solo sulla sua barca perchè non sopportava gli altri, aveva un largo callo inconsueto sullo stomaco, frutto degli anni passati curvo sulla fiancata della barca a scrutare i fondali attraverso lo specchio*. Sapeva remare, osservare il fondo, muovere la lenza e recuperare il polpo, e nell'acqua bassa mollare tutto e infilare in mare una fiocina lunga cinque metri per ritirarla con la preda infilzata.

Aveva un segreto per le sue pesche miracolose che pochi conoscevano, che ora si può svelare, poiché quel pescatore non c'è più.

In un giorno di burrasca (usciva con qualunque mare, se appena era possibile mettere la barca in acqua) hanno trovato il suo gozzo capovolto al largo di un capo. Di lui non si è più vista nessuna traccia.

Quell'uomo si era fabbricato una riserva personale di polpi. Seguendo una fascia sabbiosa aveva calato in mare, molto attentamente, a una distanza di una ventina di metri l'uno dall'altro, tanti barattoli vuoti di vernice o di conserva, piena di sassi, in modo che si posassero sulla sabbia con la bocca rivolta verso la superficie. Li aveva piazzati nei posti ideali per un polpo, per una lunghezza di quattro chilometri. Ogni giorno passava con la barca sopra i suoi barattoli: un'occhiata allo specchio, una calata veloce della polpara senza gronghi o granchi o altro, ma solo un pezzo di straccio sopra una sardina morta armata con ami robusti attraverso il corpo e fissati con un grosso piombo e, un recupero velocissimo, con il polpo che descriveva un breve arco nell'aria e cadeva sul pagliolo. Poi qualche colpo di remo, un gesto distratto per tenere lo specchio vicino alla fiancata ed eccolo pronto a ripetere la stessa scena sopra il barattolo successivo.

Ci abbiamo provato anche noi, in misura più ridotta e, siamo rimasti sorpresi dei risultati: nelle latte diventate tane c'era quasi sempre un polpo. E ogni tanto ne venivano di nuovi. Per vederli con lo specchio, bisognava riuscire a scorgere le due gobbe degli occhi, l'unica parte del polpo che sporgesse dal bordo della sua tana. Il ricambio di cefalopodi era continuo.

Ecco, abbiamo divulgato un segreto: un sistema per disporre di un tratto di mare "privato", sempre ricco di prede e noto soltanto a chi ha disposto i contenitori.

Bisogna saperlo scegliere, è meglio che non sia davanti a una spiaggia ma di fronte a una scogliera non troppo frequentata o scomoda per i bagnanti.

 

 

* I pescatori di professione usano uno strumento, detto "specchio" , per scrutare il fondo del mare quando sono in cerca di polpi. Lo "specchio" consiste in una sorta di secchio senza fondo con due manici e il lato più largo chiuso da un vetro: appoggiato al pelo dell'acqua consente di avere una nitida visione del fondale sui cui ci si trova. Bisogna imparare a lasciarlo galleggiare lungo una delle fiancate della barca, chinandosi sopra per guardare all'interno.