IL DRIFTING

 

Dire drifting e pensare ai tonni giganti è un tutt'uno. Ma benchè queste prede siano catturate in grandissimo numero, sulle barche degli appassionati di questa tecnica di pesca in mare finiscono spesso gli squali verdesca e gli squali volpe.

In ogni caso, qualunque sia la preda, per vincerne la resistenza si impegnano vere e proprie battaglie, degne del miglior Big Game Fising, la grande pesca sportiva in oceano.

La pesca sportiva (grande o piccola che sia) è affinamento, evoluzione, raramente scoperta. Così, negli anni Settanta, alcuni appassionati catturavano in Adriatico, alle foci del Po, e ancora prima in Liguria i tonni giganti, ma praticando la traina lenta. Sono state le esperienze che i pescatori francesi hanno compiuto nel Golfo del Leone (vera culla del drifting mediterraneo) a dimostrare la superiorità di questa tecnica. Un conto infatti è trainare qualche esca, sia pure in un braccio di mare dove è certa la presenza dei tonni, tutt'altra cosa è invece richiamare i tonni sottobarca con grandi quantità di brumeggio.

Questo sistema, di chiara origine professionale e che è utilizzato dai pescherecci oceanici, è stato sperimentato già dagli anni Trenta dagli sportivi americani che, dalle Bahamas fino alle coste della Nuova Scozia in Canada, pescavano i giganteschi bluefins.

Questo bluefin non è altro che il Thunnus thynnus, ossia il comune tonno, chiamato ton rouge dai francesi.

Ora drifting (dal verbo inglese to drift) significa "essere trasportati dalla corrente" e indica quindi una pesca in corrente o in deriva. Ma si considera drifting anche la pesca eseguita con la barca ancorata. Anzi, su fondali di oltre 100 metri e in presenza di forte corrente, è meglio la barca ferma.

 

 

LE ATTREZZATURE

 

La barca è la prima, fondamentale attrezzatura per far traina o drifting. A questo proposito, bisogna dire che, con l'eccezione delle foci del Po dove i tonni giganti sono stati pescati anche a poche miglia da terra, in Adriatico e in Tirreno il drifting è sempre d'altura, nel senso che si va a brumeggiare a 10 o 20 miglia dalla costa o anche oltre.

So dovranno dunque usare imbarcazioni omologate oltre le 6 miglia e decisamente veloci per poter raggiungere e rientrare dalla zona di pesca in tempi brevi e in tutta sicurezza. Ma, l'attrezzo caratteristico di tutta la grande pesca in mare e soprattutto del drifting è la sedia da combattimento.Indicativamente, si può dire che la sedia è indispensabile per contrastare pesci oltre il quintale. Il combattimento in piedi è senza dubbio più sportivo, ma se si usano le attrezzature pesanti (80-130 libbre) è impensabile, senza l'aiuto della sedia, reggere per decine di minuti, a volte per ore, la trazione del pesce e lo stesso peso di canna e mulinello. Se invece si useranno le attrezzature medie e leggere (50-30 libbre), in condizioni di mare calmo, si potrà tentare il combattimento in piedi.

Esistono sul mercato numerosi modelli di sedie, alcuni rifinitissimi e lussuosi. Ma l'importante è che sia robusta, dotata di portacanne sui braccioli, schienale abbattibile (magari amovibile) e, possibilmente, la pedana poggiapiedi. Fondamentale è che la sedia sia molto ben fissata al pagliolo dell'imbarcazione.

I portacanna rappresentano un altro elemento quasi irrinunciabile. Per il drifting si preferisce usarne molti, incassati nelle murate per reggere bene anche le attrezzature pesanti.

Nel drifting le canne sono posizionate su un solo lato dell'imbarcazione a poppa, ma, poiché difficilmente si pesca con più di 3 o 4 canne, basteranno 3 portacanne per murata e altri 2 a poppa.

 

                                                                                                                                                                                    

                                                                                                

LE CANNE

                                                                                

Le canne sono le stesse comunemente usate per la media traina. Sono canne in due pezzi (manico e cimino) di potenza variabile misurata in libbre (ogni libbra, ricordiamo, equivale a 0,453 kg). In base alle regole IGFA (International Game Fish Association), le canne si suddividono in "classi" di potenza: pesante (80-130 libbre), media (50 libbre), leggera (12-20-30 libbre).

Per il drifting, data la mole dei pesci che si affrontano, sono le canne delle prime due classi che hanno maggior uso e diffusione.

Tuttavia la ricerca di una sportività sempre maggiore impegna gli anglers più bravi in tentativi eseguiti con attrezzature leggere: canne di 30 libbre per i tonni giganti e gli squali volpe, mentre per gli squali verdesca, più piccoli e meno combattivi, i campioni oggi usano canne da 20, 12 e persino 8 libbre, come per la traina costiera.

E' giusto sottolineare poi che per le canne, e praticamente per tutte le attrezzature per la grande pesca, i criteri guida sono la qualità e il costo. Converrà sempre acquistare prodotti di marche famose e collaudate, i quali avranno necessariamente prezzo elevato ma si dimostreranno di tutta affidabilità. Sarebbe assurdo dopo giorni, settimane di tentativi e d'impegno, perdere un pesce per colpa di attrezzature scadenti.

 

 

I MULINELLI

                                                                                

I mulinelli, sempre a bobina rotante, si dividono in due categorie in base al tipo di frenatura: a stella o a leva.

I modelli del primo tipo sono robusti, affidabili e più economici, ma il controllo della frenatura è meno preciso. Ne consegue che specialmente con le classi leggere è indispensabile l'uso dei mulinelli con freno a leva.  La classificazione dei mulinelli, creata in base alla loro potenza e capienza di bobina, è simile a quella delle canne. Abbiamo così mulinelli 2/0, 3/0, 4/0 da abbinare alle classi leggere, 6/0 alla classe media e dal 9/0 al 16/0 alle classi pesanti. Alcuni mulinelli di gran marca, sempre dotati di freno a leva, hanno la classificazione già riferita alla potenza in libbre (da 30,50,80) e offrono anche la possibilità di variare il rapporto di recupero, ovvero di operare a due velocità.

 

 

 

                                                                                                                                

LENZE, TERMINALI E AMI

                                                                                

La tecnologia attuale offre monofili di altissima qualità con ottima tenuta al nodo. Per il drifting, il nylon sarà sempre da preferirsi, specialmente se con un basso coefficiente d'elasticità che consente un margine d'errore in fase di pesca che le pur valide lenze in dacron non permettono.

Naturalemnte canna, mulinello e lenza dovranno essere di potenza bilanciata fra loro. E' assurdo montare una lenza con carico di rottura di 30 libbre su canna e mulinello da 80 o viceversa: si otterrebbe solo la rottura assicurata dell'elemento più leggero.

Il terminale è l'elemento d'unione fra la lenza vera e propria e l'amo. La sua lunghezza può variare fra i 3 e i 9 metri. Per i tonni giganti è consigliabile un terminale di 6 metri, più raddoppio di lenza per la stessa lunghezza. Per i tonni è meglio usare il nylon ( da 250 o 300 libbre) mentre per gli squali è consigliabile la treccia d'acciaio, da fermare con manicotti o il monofilo d'acciaio pianowire.

L'amo è l'elemento in diretto contatto con i pesce e deve essere sempre nuovo e di grande robustezza. Gli ami sono classificati in base alle dimensioni e al tipo di pesce che si vuole insidiare. Così quelli da tonno sono diversi da quelli a gambo lungo usati per gli squali.

Di solito è facile trovare nei negozi specializzati gli ami già montati al terminale.

Tra le altre attrezzature necessarie vi sono piccoli piombi per far affondare le esche (legandoli con filo di cotone alla girella), palloncini o galleggianti per allontanare le lenze dalla barca ed evitare incroci. Poi il giubbino a spalle con le bretelle da agganciare al mulinello durante il combattimento: deve essere eseguito possibilmente "su misura" e bisogna controllarne bene i tiranti, sottoposti a notevole sforzo.

Infine un bel paio di guanti e naturalmente i raffi (uno volante e un altro fisso) per agganciare le prede e un cappio di cosa, cioè una grossa sagola con un nodo scorsoio.

 

                                                           

 

LE PREDE E LE ESCHE

                                                                                

Si è già detto che le possibili prede del drifting nei nostri mari sono i tonni giganti o anche esemplari di medie dimensioni (40-50 kg) come hanno provati recenti catture in Tirreno.

Poi gli squali volpe (Alopias vulpinus) eccezionali combattenti talvolta superiori ai 200 kg e gli squali verdesca (Prionace glauca) che vanno da pochi chili a oltre il quintale.

Ma a drfiting si possono catturare anche altri pesci quali le cernie, i dentici e le ricciole.

Per i tonni l'esca ideale sarà una grossa sarda oppure un sugarello. Buono anche lo sgombro vivo, magari uno di quelli che capita spesso di pescare durante le lunghe ore d'attesa.

Per gli squali si usano un pezzo di tonno oppure le sarde (magari montandone due incrociate sull'amo) e i calamari. Per innescare le sarde e gli altri pesci morti ci sono due teorie: c'è chi preferisce montarle sull'amo dritte e chi rovesciate. L'importante però è controllare le esche abbastanza spesso: la sarda è un pescetto fragile che corrente e scarroccio possono staccare dall'amo.

 

 

IL BRUMEGGIO

                                                                                

Un elemento essenziale del drfting è l'uso del brumeggio. Il brumeggio (formato da pesce tritato, pezzetti di pesce e piccoli pesci interi, generalmente sardine) va gettato in mare con continuità per formare una scia, o chumming line, che attira i grandi pesci verso le esche. E' importante che questa scia sia continua e non si allarghi troppo.

Brumeggiare correttamente è la chiave del successo pescando a drifting.

Vediamo ora quale tipo di brumeggio si deve utilizzare e in quale quantità.

Per i tonni si usano le sarde, di cui si caricano a bordo alcune cassette. Il numero esatto dipende dalle ore di pesca che si programma di fare. Indicativamente, per un brumeggio abbondante si può calcolare una cassetta all'ora.

Per gli squali bisognerà disporre di una pastura composta da trito di sarde e altri pesci: il raffinato olfatto di questi selaci percepirà da grande distanza il "profumo" della poltiglia. Ne esistono in commercio confezioni già pronte e surgelate, da 5 e 8 kg contenute in sacchetti di rete. Per andare a verdesche 4 o 5 sacchi basteranno, più magari un paio di cassette di sarde. Il periodo migliore per pescare questi squali è fine giugno.