LA PESCA A FONDO DALLA SPIAGGIA

 

Seconda parte

 

 

La marea

 

Il mare inspira ed espira e questo fenomeno si chiama alta e bassa marea. Grazie all’attrazione lunare, il liquido si sposta da un lato all’altro, producendo cicliche differenze di profondità sulle sue sponde. Nel nostro bacino mediterraneo, a causa del ridottissimo dialogo con l’oceano, la differenza tra alta e bassa marea non è elevata, appena 50-60 cm, ma risulta sufficiente per gli scopi della pesca a fondo.

Il ciclo tra bassa e alta marea, si produce in circa sei ore, dopodiché, per avere un nuovo acme di bassa marea occorrerà attendere altre sei ore; e così all’infinito, per 4 cicli al giorno.

Il mare, che durante la fase di risalita aumenta gradatamente il livello delle acque, funziona in modo bivalente nei confronti sia del “pabulum” (ossia il materiale organico di cui si nutrono i microrganismi), sia dei pesci stanziali. Al primo conduce il vitale plancton, e quindi lo fa affiorare dal manto sabbioso, ai secondi offre un facile avvicinamento alla riva grazie alla corrente che sospinge in quella direzione. Al termine della fase, allo stesso modo, riaccompagna, per così dire, i pesci nella fascia di stazionamento, a poche centinaia di metri dalla riva. Questo “servizio” è maggiormente sentito nelle spiagge basse, perché la marea lunare nei bacini italiani non è elevata; in oceano, invece, c’è un dislivello anche di diversi metri e si entra quindi in altre discipline di pesca, che si affrontano con tecniche e attrezzi ben più impegnativi di quelli utilizzati nella pesca a fondo.

La marea lunare viene altresì influenzata, in dislivello e intensità, anche dall’opera di altri fattori, come la direzione e l’intensità del vento e la pressione atmosferica.

Al pescatore, però, interessano soprattutto i momenti di marea più favorevoli alla pesca, e cioè la quarta e la quinta ora di risalita, la seconda e la terza ora di discesa. A ciò, per motivi legati al plancton e alla protezione gradita ai pesci, si aggiunge che sono da preferire nettamente, ai fini di una buona pesca, le fasi di marea notturna.

Un altro aspetto importante è anche la temperatura dell’acqua, che condiziona il comportamento delle prede stanziali. All’inizio della primavera, con la temperatura più bassa della stagione, i pesci ricercano il cibo a vista: è quindi migliore una situazione di mare tranquillo, con acque chiare preferibilmente profonde. In autunno l’acqua raggiunge la temperatura più elevata con una migliore conducibilità degli odori; i pesci, quindi, raggiungono le prede servendosi anche dell’olfatto, seguendo e risalendo le chiazze oleose rilasciate dal pabulum. Ciò aumenta la possibilità di successo anche in acque torbide di qualsiasi profondità.

Sul comportamento del mare, e di conseguenza dei pesci, influisce grandemente la pressione atmosferica.

Al livello del mare, si definisce alta pressione il valore da 1013 millibar in su; mentre si ha bassa pressione al di sotto di questo valore. L’alta pressione è sinonimo di bel tempo, la bassa pressione indica il peggioramento delle condizioni meteo-marine.

Le condizioni più favorevoli per la pesca a fondo si hanno nei seguenti casi:

 

·       Barometro in risalita, partendo da una condizione di brutto tempo

·       Barometro in discesa (nelle ore immediatamente dopo la lettura) partendo da situazioni di tempo bello

·       Barometro stazionario in favorevoli condizioni di pesca, come per esempio brezza costante che spira dal largo verso riva e increspa la superficie.

 

Tra tutte, al condizione più redditizia e curiosa è la seconda. Pare che il brusco abbassarsi dell’ago del barometro agisca sul letto della spiaggia come i polpastrelli sul tubo del dentifricio: ne fa fuoriuscire il contenuto. Nel nostro caso, tutti gli organismi “esca” presenti nella coltre sabbiosa escono dal manto, offrendosi come richiamo alimentare per tutti i pesci stanziali della spiaggia; è davvero un ottimo momento per la pesca, tanto che per essere sicuri di coglierlo si suggerisce l’utilizzo di un barometro portatile.

Anche il vento ha uno stretto rapporto con la pressione atmosferica: è infatti causato da masse d’aria che si muovono da zone di alta pressione verso altre di bassa pressione, e ha seguito finché la pressione tra le due zone non si è ristabilita e uguagliata. Ma più che il vento, nella pesca a fondo viene sfruttata l’inversione climatica che si verifica nelle situazioni di bel tempo. Infatti la terra conserva più a lungo il calore trasmesso dal sole rispetto al mare; quest’ultimo però si scalda in minore tempo. Accade quindi che nelle ore diurne il mare si scaldi subito ( e così fa l’aria al suo contatto) e trasmetta una massa d’aria in direzione della riva, la quale la “richiama”, a causa della minore temperatura della terra. Questo vento, a regime di brezza, cambia però direzione già qualche ora dopo il tramonto, a causa dell’inversione termica. Il suolo cioè rilascia il calore immagazzinato durante il giorno, scaldando l’aria prospiciente che si trasforma in massa d’aria in movimento dalla riva verso il mare.

Le due inversioni di marcia del vento termico regolano anche l’attività alimentare dei pesci. La brezza frontale diurna “ravviva” per tutta la giornata il letto sommerso, il quale si ammorbidisce e rilascia nelle ore notturne il pabulum che contiene; i pesci lo sanno e si avvicinano al pascolo. Subito dopo questo fenomeno, però, la brezza da terra richiude il letto e nello stesso tempo dirada verso il largo le specie stanziali. Chiude in sostanza il periodo alimentare. Quando l’inversione termica notturna coincide con la marea montante si hanno le migliori condizioni di pesca.

Un altro elemento da considerare nella pesca a fondo è la luna, che, oltre a provocare le maree, agisce anche sui comportamenti dei pesci. La luna nuova è la migliore, in quanto lascia inalterate le condizioni del mare e allo stesso tempo favorisce con l’oscurità totale l’avvicinamento sotto costa delle prede stanziali. Tralasciando i valori intermedi e con influenza decrescente, la luna piena immobilizza qualsiasi attività di movimento del mare a causa dell’eccessiva visibilità.

 

 

LE ATTREZZATURE

 

 

Il gesto che contraddistingue la pesca a fondo è il lancio dell’esca e del piombo verso il mare, un’azione che può essere compiuta anche dalla mano, facendo roteare e quindi rilasciare un  semplice “filacciose”. Queste operazioni di catapulta vengono oggi compiute da attrezzi appositamente concepiti, tarati in elasticità e funzionalità alle esigenze di pesca.

L’attrezzo,poi, è concepito non solo per il lancio, ma anche per il recupero; così si favorisce una sicura presa del pesce anche con fili e con terminali di gran lunga sottodimensionati rispetto a quanto non si usasse nel passato.

 

Le canne: l’attuale produzione industriale delle canne per la pesca a fondo dalla spiaggia presenta una vasta gamma di scelte e configurazioni, che va da un’attrezzatura valida, economica, poco impegnativa, fino ad arrivare alle canne più sofisticate, quelle dette della seconda generazione.

La pesca a fondo chiede alle canne requisiti particolari: leggerezza, maneggevolezza, precisione, capacità sulla media e lunga distanza, sensibilità all’abboccata.

Leggerezza e maneggevolezza sono doti che si ottengono utilizzando per la costruzione materiali leggeri e rapidi, anche se, naturalmente più costosi delle normali fibre fenoliche (a base di vetro). La sensibilità all’abboccata è data dal connubio cimino-trasmissione; il cimino è sottile e morbido, mentre la buona trasmissione è data dalle fibre pregiate. Le capacità balistiche, cioè di lancio, sono riferite invece alla massima distanza ottenibile senza gravosi impieghi di energia e con le tecniche di lancio più semplici. Sono queste le caratteristiche che si possono ottenere con una lavorazione accurata, basata su una flessibilità che aumenta man mano che si avvicina al cimino.

Queste sono le misure della canna ideale:

 

Lunghezza: da m. 3.80 a m. 4.30

Potenza: da 50 a 100 g di piombo lanciabile

Montaggio : telescopica oppure a 2 o 3 innesti

Sezione manico: diametro mm 24-27

Sezione punta: diametro mm 1,5-2,5

Anellatura: 4-5 anelli crescenti verso il basso, da 1 a 3 cm

Ghiera: fissa all’inglese oppure mobile con coaster.

 

Se vogliamo prestazioni eccezionali, troviamo le canne della seconda generazione, impegnative ma in grado di fornire ottimi risultati soprattutto balistici.

Non sono attrezzi specifici per la pesca a fondo, ma si tratta di canne in grado di svolgere più ruoli quando vengono usate nella pesca sportiva dalla spiaggia.

Sono canne più corte, da 3,65 a m 3,96, con cima morbida, ma dal fusto potente e dal tallone rigidissimo. Conservano la maneggevolezza, ma offrono una capacità di potenza di gran lunga superiore, sino oltre i 250 g con partenza di utilizzo da 110 g.

Queste canne sono definite a “ripartizione di sezione”, per le azioni separate del cimino, del fusto e del tallone; provengono dalla migliore tradizione inglese.

Nella pesca a fondo trovano impiego solo nella lunghissima distanza, anche se, è doveroso dirlo, si tratta di strumenti in grado di far fronte a qualsiasi situazione. La penalizzazione è determinata dal costo e dall’impegno tecnico richiesto; al neofita può essere richiesto sino a oltre un anno di costante allenamento per giungere a padroneggiare con sicurezza una canna di questo genere e a trarne i migliori risultati.

 

 

                                                                                                                                                        Segue…