LA PESCA A FONDO DALLA SPIAGGIA

 

Terza parte

 

 

segue...LE ATTREZZATURE

 

 

 

I mulinelli: nella pesca a fondo, i mulinelli più usati sono i modelli a bobina fissa, più rapidi e maneggevoli dei rotanti. La semplicità di utilizzo, le moderne tecnologie costruttive e l’affidabilità fanno del mulinello “fisso” lo strumento ideale per questa specialità, dove i tempi di controllo e i lanci sono spesso frequentissimi. Poiché in questo caso è il piombo a trascinare con sé il filo, la bobina di contenimento è una delle componenti basilari del mulinello. Il profilo alto e conico, che ha sostituito la vecchia bobina profonda, comporta durante il lancio un ridotto svuotamento del rocchetto, permettendo di ridurre l’attrito del filo che si sbobina sulla flangia superiore e, quindi, di dar luogo a un lancio più lungo. Tradizionalmente lunghe, le leve di recupero assicurano un rapporto che privilegia la rapidità nel richiamo del piombo, così come nel combattimento con la preda, mai troppo “grossa”, Un buon mulinello a bobina fissa possiede al proposito un rapporto di recupero di circa 5 o 6 giri dell’archetto per ogni giro di manovella. La capacità di contenimento del filo è di circa 250-300 metri del diametro impiegabile, generalmente 0,25-0,30; gradita, quindi, in quei modelli che la prevedono in dotazione, la seconda bobina di scorta.

I mulinelli a bobina rotante funzionano secondo un concetto diverso: la bobina si mette a girare subito dopo il rilascio del filo, fornendo filo al piombo senza che questo consumi la sua energia. La difficoltà consiste nella rotazione della bobina, che deve girare perfettamente sincronizzata alla velocità del piombo; se questa gira più lenta, il piombo consuma energia, se viceversa è più veloce, il filo in eccesso causa una “parrucca”. E’ questo pericolo che talvolta scoraggia la diffusione del rotante nella pesca a fondo.

 

Il filo: nella pesca a fondo vengono usati monofili di nailon con tre diverse caratteristiche d’uso a seconda che vengano impiegati per bobina, finali, parastrappi. Il filo per il mulinello ha come requisiti la leggerezza (minor peso nel lancio), la bassa elasticità (per meglio trasmettere la trazione nella ferrata), la morbidezza (nel lancio le spire che si svolgono dalla bobina creano meno attrito). Il filo deve andare dallo 0,22 allo 0,30, con carichi di rottura da 4 a 6 kg. Le confezioni debbono essere in capienti bobine di almeno 300 o 500 m., da usare quale scorta in fase di pesca: nella pesca dalla spiaggia è difficile che un monofilo duri per più di qualche battuta, poiché l’abrasione sul fondo e la rapida cristallizzazione lo invecchiano precocemente. Questa precauzione è invece superflua quando si parla di finali, perché in questo caso al filo si chiedono ottime qualità ma brevissima durata, al massimo per una battuta; buona elasticità, massima pastosità, ottimo carico di rottura, tenuta al nodo sono le doti necessarie. Nella pesca al fondo il finale è importantissimo: la differenza tra uno 0,20 e uno 0,25 può talvolta rivelarsi determinante nella misura di tre a uno. Il parastrappi è lo spezzone finale che collega il filo madre al terminale; deve essere di sezione due volte superiore al filo in bobina in quanto regge lo strappo del lancio, altrimenti si romperebbe con facilità. Per questo utilizzo si impiegano fili abbastanza rigidi, del diametro da 0,45 a 0,50 con le canne a leva lunga e sino allo 0,80 con le canne a ripartizione di sezioni. E’ richiesto un ottimo carico di rottura: minimo 10 kg per lo 0,45 e circa 30 kg per lo 0,80.

 

I piombi: non molto tempo fa, il piombo era considerato semplicemente una “zavorra”, un peso con il compito di portare in mare l’esca e niente più. Oggi, pur conservando la stessa funzione, specie nella pesca a fondo, studiatissime formule dinamiche hanno incrementato le prestazioni del piombo, trasformandolo in strumento attivo. Due i requisiti, in un certo senso contrastanti tra loro: aerodinamicità e tenuta al fondo. L’aerodinamicità è una dote particolarmente richiesta nella pesca a lunga distanza; si ottiene con un disegno a ogiva, con il peso concentrato sul muso per aumentare le capacità auto stabilizzanti. Si ricorre a piombi di forma diversa a seconda delle circostanze: o ogiva, per le lunghe distanze e/o capacità di mobilità; a cono, allorché prevale la necessità di tenuta: a sfera come giusto e intermedio connubio. Quando si affronta la lunghissima distanza, anche in condizioni di mare tranquillo può saltuariamente essere necessario un piombo da lunga distanza ma con alte capacità di tenuta; in questo caso si ricorre ai modelli inglesi dotati di piccoli grappini. Questi assicurano il piombo al fondo ma nel richiamo si ribaltano, favorendo il recupero. Per quanto riguarda il peso, tre sono le fasce di pesi più ricorrenti, dettate dalle necessità oppure dalla tattica che il pescatore desidera utilizzare. Si va da 50 a 70 scendendo al di sotto soltanto nei casi in cui un profondo gradino di risacca suggerisce una pesca sotto riva con piombo ad alta mobilità. I 100 grammi sono invece necessari sia per la lunga distanza con le canne a leva lunga sia in presenza di sostenuto vento frontale. Con le canne a ripartizione il piombo risponde ai migliori requisiti massa-velocità richiesti per la lunghissima distanza e, cioè una forma a ogiva di 140-145 g, con o senza grappini. E’ opportuno che il piombo sia del tipo scorrevole, dotato quindi di un foro passante, oppure con il parastrappi libero di scorrere nell’anello di fermo.

 

Gli ami: le fogge principali sono a gambo lungo e gambo corto e/o storto. Il primo è indicato per esche tenere, quelle cioè che non richiedono da parte della preda una masticazione preventiva. Il gambo lungo è in grado di accogliere con facilità un cannolicchio intero o un anellide; la straordinaria leggerezza e il collo stesso facilitano un ingoio profondo. Il modello di cui parliamo si chiama aberdeen, dal nome della città inglese dove è stato sviluppato per la pesca ai merluzzi da riva. L’amo storto, dotato di gambo corto, pur conservando una certa leggerezza in virtù di materiali a base di carbonio, è più adatto alle esche “dure” e/o a pesci dotati di forte dentatura. E’ il caso dei granchi e di altre esche per la cattura delle orate, pesce che tritura l’esca dura e necessita quindi di un amo solido e in grado di far “pronta presa” sulle labbra. Ecco perché il profilo si presenta storto e con la punta ad “artiglio d’aquila”, conservando tuttavia eccezionale capacità di penetrazione. Valide ancor oggi le stesse fogge realizzate in acciaio inox, più pesanti ma in grado di assicurare la massima affidabilità. Per quanto concerne le numerazioni, occorre fare un distinguo tra i modelli. L’aberdeen può essere leggermente surdimensionato rispetto alle esigenze: si va perciò dal n.6 al n. 2. Lo storto, viceversa, può mantenere un certo volume solo se in carbonio, dal n. 4 al n. 2, mentre se realizzato in acciaio inox è meglio partire dal n. 6.

amo aberdeen