LA PESCA CON IL BOLENTINO

 

Prima parte

 

In Italia il bolentino ha una lunga tradizione, radicata soprattutto nelle regioni meridionali, dove ancora oggi è la tecnica di pesca più largamente impiegata. Ma anche lungo le coste liguri e toscane la lenza a mano vanta moltissimi appassionati.

Forse il motivo principale della grande diffusione della pesca con il bolentino sta proprio nella grande semplicità delle attrezzature che richiede.

Vediamo una versione generica: basta una tavoletta di sughero sulla quale si avvolge un centinaio di metri di filo robusto (mai inferiore allo 0.50). Al termine di questo filo, per mezzo di una girella e di un moschettone, si collega un calamento di circa 1 metro e di sezione inferiore alla lenza madre, terminante con un piombo. Sul terminale, a una distanza di circa 30 cm l’uno dall’altro, si collegano braccioli di 20 cm con l’uno recanti gli ami.

Il fascino di poter percepire direttamente sulle dita della mano l’abboccata del pesce procura delle emozioni non comuni a tutti gli altri tipi di pesca. I pescatori con il bolentino dotati di maggiore esperienza riescono persino a capire, dal tipo di abboccata percepita, di che specie di pesce si tratta. Inoltre, una volta allamata una preda, la fase del recupero assume caratteristiche di alta sportività poiché mette a confronto diretto l’abilità del pescatore con la resistenza del pesce. Concedere il monofilo alle prede, lavorando con le mani, riporta indietro nel tempo, agli albori della pesca: sin dalle sue origini, infatti, la tecnica del bolentino non è cambiata di molto. Tuttavia si sono avute negli ultimi anni delle innovazioni tecniche che hanno lentamente soppiantato la più classica ma al tempo stesso meno comoda pesca con il bolentino. Questa tecnica resta però un passaggio obbligato per chiunque voglia acquisire quelle conoscenze specifiche e quel bagaglio tecnico che sono necessari a formare l’esperienza di cui necessita ogni pescatore.

Il bolentino è una tecnica di pesca che non richiede all’appassionato particolari artifici o conoscenze tecniche. E’ però necessario, per i primi tempi, accompagnarsi a un pescatore più esperto. Questa però non è una garanzia di sicuro successo: il bolentino è una disciplina strettamente individuale, che si basa su una sensibilità del “braccio” e del “cervello” del pescatore e che difficilmente può essere insegnata.

Non ci si stancherà mai di sottolineare come la tecnica, in questo particolare tipo di pesca, non è sempre fondamentale. Nella maggior parte dei casi ci si dovrà adattare alle varie situazioni marine e meteorologiche che caratterizzano non solo una stagione, ma anche una singola battuta di pesca.

Nel gergo dei pescatori di mare, i luoghi in cui recarsi per gettare le lenze e ritirarle con una preda, quasi a colpo sicuro, vengono chiamati “poste”. La scelta della posta sulla quale recarsi per pescare si basa sulla specie di pesce che si vuole insidiare, sulle condizioni del tempo e del mare e, soprattutto, sul tipo di natante di cui si dispone.

I più avvantaggiati sono senza dubbio coloro che possiedono imbarcazioni di stazza medio-grossa, dotate di escoscandaglio.

 

Le attrezzature per il bolentino

 

La canna non deve ostacolare lo svolgimento della lenza dalla bobina del mulinello, per permettere al piombo di scendere velocemente verso il fondo. Quindi deve segnalare con esattezza la mangiata dei pesci e permettere al pescatore di ferrare con prontezza, riuscendo a sollevare prede anche notevoli senza sforzi eccessivi. A queste qualità prestazionali, una buona canna da barca deve accompagnarne altre di tipo costruttivo: deve essere leggera e con un diametro di base ridotto, ma al tempo stesso anche rigido e molto resistente. La lunghezza della canna deve essere valutata a seconda del tipo di pesca che si intende praticare. Fino a tre metri si possono prendere in considerazione le canne in fenolico, ma oltre quella misura è preferibile ricorrere a canne in fibra di carbonio o simili. E’ opinione diffusa che la lunghezza di una canna da barca, fatta eccezione per alcuni tipi di pesce, deve essere compresa tra i 3,5 e i 5 metri. Queste dimensioni assicurano alcuni vantaggi: una maggior facilità quando si tratti di aiutare lo svolgimento del filo dal mulinello in fase di discesa della lenza verso il fondo; la possibilità di impiegare terminali molto lunghi; sicurezza e precisione maggiori nella fase di ferrata del pesce.

Infatti pescando a una profondità rilevante, a causa della elasticità del nylon, se si impiega una canna corta, all’atto della ferrata difficilmente si riuscirà ad alzare il piombo dal fondo, mentre utilizzando un attrezzo più lungo, la corsa della cima della canna risulterà anch’essa allungata, permettendo in tal modo una ferrata ben dosata.

Il cimino dovrà essere il più sensibile possibile rispetto alla zavorra impiegata. Poiché nella maggior parte dei casi si pescherà sul fondo, con il piombo appoggiato, non è necessario impiegare una cima proporzionale alla grammatura in acqua. La funzione del cimino è quella di segnalare la mangiata del pesce. Dopo la ferrata il suo compito risulta esaurito, lasciando l’onere del recupero della preda all’azione complessiva della canna che, dovrà essere molto rigida. Normalmente vengono usate cime molto coniche che hanno un’azione marcatamente di punta, che si accompagna a quella della canna. Sono preferibili cime piene e costruite in fibra di vetro, materiale che assicura un’azione molto più omogenea ed elastica unita a una buona resistenza.

Dal punto di vista della struttura tecnica, i migliori mulinelli per le canne da bolentino devono avere una manovella lunga e una impugnatura che offra una miglior presa; un rapporto non superiore a 4,6:1 per garantire maggiore potenza durante la fase di recupero; almeno due cuscinetti a sfera che possano rendere il recupero più scorrevole e morbido.

Molto importante è anche la scelta del monofilo, sia quello che andrà in bobina, sia quello con cui si faranno i terminali. La proprietà fondamentale del nylon da caricare in bobina è la rigidità. Andrà quindi scartato il filo morbido perché troppo elastico e poco adatto sia alla percezione della mangiata, sia alla ferrata del pesce, quando viene impiegato su fondali medio-alti. Si preferiscano quindi monofili rigidi, il cui unico limite è la tendenza a uscire spontaneamente dalla bobina in fase di lancio. Per i terminali andranno adoperati esclusivamente fili ad alto carico di rottura (questo valore è sempre indicato sulle bobine). Il carico di rottura di un monofilo viene determinato dalla sua resistenza a una forza graduale, esercitata fino a quando il filo non si rompe. I moderni monofili sono in grado di assicurare prestazioni eccellenti anche nelle misure medie, permettendo di essere impiegati con successo nelle battute di pesca su alti fondali, come lenze da caricare sui mulinelli. Impiegando un monofilo medio in bobina, giusto compromesso tra diametro ed elasticità, si potrà eliminare il fenomeno detto della “pancia”.

Questo fastidioso fenomeno si verifica quando, in caso di corrente, anziché con la lenza  perpendicolare al piombo, si pesca con il filo che assume la caratteristica forma curvata, compromettendo in maniera sensibile sia la percezione delle mangiate sia la ferrata. E’ chiaro che la resistenza opposta alla corrente da un monofilo sottile è di gran lunga inferiore a quella di uno di diametro maggiore, quindi sarà anche possibile utilizzare piombi più leggeri.

Se si vogliono pescare grosse prede su fondali particolarmente alti, oggi vengono normalmente utilizzati dei monofili il cui diametro oscilla tra lo 0,40 e lo 0,50. Qualora si oltrepassino profondità di 120-130 metri è consigliabile l’impiego del dacron (50 lbs9, che è meno elastico e si rivela un migliore conduttore delle mangiate di pesci.

Gli ami si dividono in tre grandi categorie: a gambo corto, medio e lungo. Nella pesca dalla barca si prendono comunemente in considerazione solo le ultime due categorie. Gli ami devono essere scelti in base alle esche da adoperare e al tipo di pesce da insidiare. Per l’innesco di vermi, di esche intere e per la pesca di sgombri, sugarelli e boghe è preferibile l’impiego di ami a gambo lungo, mentre nelle altre pesche vengono utilizzati con successo quelli a gambo medio, più adatti a mascherare l’insidia in un boccone destinato a pesci sospettosi come saraghi, tanute e orate. In quasi tutte le tecniche di pesca praticate dalla barca, con l’eccezione di quella con il bigattino che richiede l’uso di ami sottili, vengono preferiti gli ami rinforzati, i soli in grado di affrontare anche i palati più robusti.

I piombi a goccia, sfera, barilotto e “cappello di fata” sono le più utilizzate da chi pesca dalla barca poiché la loro conformazione permette la penetrazione in acqua, offrendo alla corrente poco spazio utile per deviarne la traiettoria durante la discesa verso il fondo.

E’ importante ricordare che ai piombi deve essere sempre applicato un moschettone, in modo tale da permettere la facile sostituzione in caso di necessità senza per questo dover sostituire tutta la lenza, cosa che farebbe certamente perdere del tempo prezioso.

In commercio si trovano i “piombi plastificati” ricoperti di gomma azzurra o variamente colorata, che ammortizzano parzialmente il fastidioso rumore dei contatti contro le pareti della barca. Per le pesche su fondali accidentati (scogliere sommerse, relitti, ecc…) dove è facile rimanere “attaccati” si utilizza il “piombo a perdere”. E’ una zavorra che, in caso di incoccio, tirando con le mani oppure con la canna nella direzione dell’incaglio si perde sul fondo, lasciando la lenza libera di portare alla superficie e di conseguenza in barca eventuali catture che andrebbero al contrario irreparabilmente perdute. Per ottenere questo risultato si lega il piombo, che in questo caso deve essere “terminale”, con un filo di nylon di diametro più sottile di quello del trave e della lenza caricata sul mulinello. Altra valida soluzione è quella rappresentata da un’anima di filo di rame che in caso di aggancio si raddrizza ed è pronta per accogliere un altro piombo e rientrare in pesca.

Nel corredo di chi si reca a pescare in mare devono esserci anche i seguenti accessori: un buon paio di forbici di acciaio inox, un coltello per le esche, uno slamatore, un frigorifero portatile per la conservazione delle esche e del pescato e una cassetta porta-attrezzi.