LA PESCA NEI PORTI

 

Tra le tante possibilità di pesca che il mare offre, quelle praticabili nelle zone dei porti e dei porticcioli riservano le migliori sorprese durante tutto il corso dell’anno senza per contro richiedere all’appassionato speciali capacità o costose attrezzature. Di solito, tranne nei casi in cui intervengano gravi fattori locali di inquinamento, nelle acque all’interno dei porti si trovano molte specie ittiche marine, con l’eccezione dei pesci che vivono soltanto in alto mare. Il motivo per cui i pesci costieri scelgono questa zona come loro habitat usuale, oppure vi si recano in determinati periodi dell’anno per riprodursi, è la ricca possibilità di alimentazione che essa consente. Ecco dunque che, se si somma la facilità con cui in queste zone i pesci trovano il cibo alla comodità di accesso da parte dei pescatori, si capisce perché banchine e moli di tutta Italia siano così frequentati in ogni stagione. Le specie di pesci che si possono trovare nelle acque dei porti sono svariate. La preda più nota, e anche la più pescata, è il cefalo, abitatore da sempre di questa zona, in cui è presente in gran quantità e in ogni mese dell’anno. Il cefalo è in grado di resistere a livelli d’inquinamento anche piuttosto alti ed è abituato a vivere in acque che non possono certo essere paragonate, per limpidezza e pulizia, a quelle esterne che bagnano le coste. Un’altra preda ambita anche per il suo alto pregio alimentare è il sarago, che vive di preferenza nelle zone rocciose, vale a dire a ridosso delle dighe esterne ai porti o intorno ai vecchi moli, anche se non disdegna le tane costituite dai “corpi morti” che si trovano sui fondali delle zone più interne, come la base stessa delle massicciate sommerse. La spigola, o branzino, è un altro frequentatore delle acque portuali, soprattutto se nelle vicinanze, o all’interno del porto stesso, si apre la foce di un fiume, ambiente in cui lo si trova frequentemente in compagnia di numerosi branchi di cefali. Anche la spigola ha carni pregiate. E’ un pesce combattivo e di buona taglia, tanto da rappresentare per molti pescatori una delle prede più desiderabili: viene pescata di giorno e di notte. Ci sono poi i gronchi, che richiedono lenze robuste e la voglia di passare la notte su un molo, e tra i cefalopodi, i numerosi polpi presenti dappertutto lungo le pareti delle calate. Poi, a seconda delle stagioni, si possono pescare aguglie, sugarelli, sgombri, mentre la sicurezza di non tornare a casa a mani vuote la danno i pesci più piccoli e frequenti, come donzelle, ghiozzi, boghe, menole.

 

Esche e ami: in ogni tipo di pesca, e quindi anche in quella nei porti, questi due elementi non possono mai essere considerati separatamente, perché un amo, a parte le sue specifiche caratteristiche tecniche, deve essere necessariamente scelto in base all’esca che si intende usare. Sarebbe assurdo ritrovarsi un amo troppo grande con un’esca piccola e fragile o, al contrario, un’esca di grosse dimensioni e consistenza da montare su un amo minuscolo e sottile.  Per dare un’idea delle dimensioni degli ami si puo’ dire che ami del 2 o del 3 sono adatti per la pesca al grongo o alla spigola, mentre i numeri 14 e 16 vanno bene per la pesca al cefalo. Le misure ideali di un amo per piccoli pesci di porto come boghe, salpe e saraghi sono rappresentate dai numeri 12 e 14. Le esche, come si è detto, vanno scelte insieme all’amo. Cominciamo dalle esche più comuni e conosciute tra le tantissime esistenti. Per prima viene la famiglia degli anellini, i vermi, o baconi, come vengono chiamati dai frequentatori delle darsene. I baconi appartengono all’ambiente marino e sono ben diversi dai vermi di terra usati per le acque dolci. Il muriddu, che vive in zone sabbiose ricche d’alghe, è piuttosto difficile da trovare, ma i principali negozi di pesca  ne sono quasi sempre forniti. Ottimi anche il verme “coreano” ed il “saltarello cinese”. Tra le esche che si usano più frequentemente nei porti viene il pane. Si può usare pane fresco che viene innescato, o meglio, impastato sull’amo così come esce dal fornaio e di cui si usa esclusivamente la mollica. A volte il pane viene mescolato alla pastura, detta in gergo “brumeggio”. Un altro tipo di pane, forse più usato, soprattutto per i cefali, è quello secco del tipo a treccia, che i negozi di pesca vendono già pronto in speciali confezioni. Si deve lasciare in acqua tiepida per almeno mezz’ora, poi si strizza, si svolge la treccia e se ne ricavano striscioline che vanno avvolte delicatamente sull’amo, meglio se fornito di spiralina che ne eviti lo sfaldamento. Per mantenere la giusta morbidezza all’esca nelle calde giornate estive, sarà bene tenerla avvolta in un panno inumidito. Si può anche usare il pane francese, ossia quello a cassetta, che va trattato per l’uso come il pane a treccia. Ci sono poi le esche specifiche, quelle usate dai pescatori più attenti che mirano a un determinato pesce. Sono talmente numerose che potremo soltanto elencarne alcune. I gamberetti sono l’esca perfetta per le menole e la spigola, i granchi per l’orata, il filetto d’acciuga, ridotto in quadratini ricavati dal dorso del pesciolino, attira sgombri e sugarelli, il totano, tagliato a pezzettini, è un’esca particolarmente resistente, più redditizia se usata col bolentino e può riuscire gradita a saraghi e pagelli. Esiste anche la cosiddetta “superesca”, una pasta venduta in pratiche bustine da ammorbidirsi prima dell’uso con poca acqua. Con il composto che ne risulta si formano palline da innescare sull’amo. Non sempre da buoni risultati, ha però il pregio di essere comoda da usare e di poter essere conservata per lungo tempo, cosa non possibile con le altre esche. I molluschi, infine, sono abbastanza graditi ai saraghi.