LA PESCA CON IL BOLENTINO

 

Seconda parte

 

Tra i pesci catturabili pescando al bolentino ve ne sono parecchi che si insidiano con successo anche da terra, ma che, se insidiati in mare aperto, necessitano di notevoli e sostanziali ritocchi nelle attrezzature, nelle tecniche e nelle esche.

Ecco una panoramica di quanto serve sapere a un buon pescatore al bolentino prima di “prendere il largo”.

 

Le esche

 

E’ l’esca che attira il pesce verso l’amo e ne permette la cattura, perciò, anche nel bolentino, particolare importanza rivestono la sua scelta e la sua conservazione.

Tutte le esche naturali sono più o meno facilmente reperibili in commercio. Gamberi, mitili,totani, sarde, acciughe, tremoline, muriddi, bigattini, sono facilmente acquistabili nelle pescherie o presso i negozi di articoli da pesca.

Tra le varie esche sopra elencate, la vera esca universale rimane la sardina. Questo pesce azzurro, dalle carni grasse e odorose, è appetito da tutte le grandi specie ittiche marine. Tagliata a pezzetti o in trance, innescata a filetti o intera, la sardina rappresenta l’esca regina per eccellenza. Inoltre, viene usata come base in quasi tutti i tipi di pastura indirizzata alle specie di mezz’acqua e di superficie. L’innesco della sardina varia in base al tipo di pesce che si intende pescare. Per la pesca in superficie di aguglie e occhiate andrà innescato un filetto della lunghezza di circa due cm. Per sgombri e sugarelli si ricorrerà a filetti della lunghezza di circa 10 cm. La sarda intera o a trance viene impiegata per la pesca di grossi pesci di fondo come gronchi, murene, cernie, naselli, scorfani, gallinelle.

Il mitilo, mollusco bivalve diffusissimo e conosciuto con vari nomi regionali (cozze, peoci, muscoli, ecc…). In quanto a universalità, questa esca è seconda solo alla sardina, ma generalmente viene poco considerata da molti pescatori a causa della sua scarsa resistenza all’amo. Eppure, proprio questa sua morbidezza ne determina il forte potere adescante, potere che diviene addirittura irretibile se il mollusco è fresco, ossia viene tolto dal suo guscio pochi istanti prima di innescarlo. L’innesco del mitilo richiede una buona dose di pazienza, ma generalmente ripaga il pescatore in maniera soddisfacente. Lo si può innescare a pezzi o intero. Il polmone del mitilo, cioè la parte colorata del mollusco, è ottimo per occhiate, boghe, menole, tordi e donzelle. Pagelli, saraghi, tanute e pesci di fondo preferiscono invece il mitilo intero. Per l’orata, pesce dotato di una robusta dentatura, si innesca il mollusco completo del guscio.

Il gambero è un’esca che non pone problemi legati alla disponibilità: si può infatti adoperare sia fresco sia congelato con risultati pressoché identici. Inoltre è resistente sull’amo e possiede un forte potere adescante. Può essere innescato sia intero, sia a pezzi. Nel primo caso sono necessari i gamberetti di scoglio vivi che costituiscono un irresistibile richiamo per tutti i pesci di fondo, in primo luogo pagelli, saraghi, orate e dentici. La polpa di gambero a pezzetti viene utilizzata nella pesca di boghe, sugarelli, menole, tanute e molte altre specie.

Il totano è un’esca antica, di facile reperibilità e dal costo contenuto. Viene innescato generalmente a strisce e si rivela indispensabile quando si insidiano delle grosse prede e si deve contrastare la voracità della minutaglia.

Il bigattino, la larva di mosca cartaria, viene usata con risultati soddisfacenti per la pesca in mare solo dalla metà degli anni Ottanta. E’ indicata soprattutto per le occhiate, richiede però una pasturazione costante: per tutta la durata della battuta di pesca si devono lanciare in acqua palle di bigattini incollati  o sfusi. L’innesco del bigantino può essere fatto in diverse maniere, ma in ogni caso vanno impiegati ami molto fini così da non uccidere le larve.

I vermi marini, il muriddu, nella pesca dalla barca, ha sempre dato un’ottima resa con tutti i tipi di pesce, essendo appetito da quasi tutte le specie. La tremolina, il saltarello, la bigatella e il coreano si trovano normalmente in commercio durante tutto il corso dell’anno presso i negozi di articoli da pesca. Si tratta di esche ineguagliabili nella pesca dei piccoli pesci di fondo e delle mormore a causa del loro irresistibile potere attirante. Innescati a “calza” dalla parte della testa, con la coda libera, questi vermi riescono a farsi notare dai pesci anche da parecchi metri di distanza. Il loro utilizzo è più indicato sui bassi fondali o in prossimità della costa.

 

Le prede

 

L’aguglia: è una preda combattiva che esalta le qualità sportive della pesca al bolentino. Purtroppo le carni di questo pesce dalla caratteristica forma molto allungata risentono molto dell’inquinamento dovuto agli idrocarburi che oggi interessa i nostri mari, quindi, più che per scopi gastronomici, chi pesca l’aguglia lo fa spinto essenzialmente dalla sportività. L’aguglia, che vive in grossi banchi, si cattura dalla barca con l’impiego della pastura, pescando sulla corrente con lenza a mano senza zavorra oppure con canna a mulinello munita di galleggiante. Diffidente di natura, l’aguglia non si avvicina mai alla barca, ecco perché la si dovrà insidiare con una canna dalla lunghezza non inferiore ai cinque metri, dotate di mulinello con in bobina filo dello 0,18. L’aguglia si pesca sulla corrente con la barca ancorata, possibilmente disposta in maniera perpendicolare alla corrente stessa così da poter sfruttare a pieno la fiancata. La pastura, a base di un trito di sarde e pane bagnato, si racchiude in un contenitore da fissare sul bordo della barca. Si eseguono lanci costanti di piccole quantità sul filo della corrente. L’esca (la sarda a piccola filetti o la polpa di gambero) va fatta “camminare” lungo la corrente, così da poter attirare l’attenzione delle aguglie.

 

L’occhiata: è un pesce che staziona in prossimità della superficie dell’acqua. E’ una preda molto ambita dai pescatori sportivi per la bontà e la finezza delle sue carni. La si insidia su secche sommerse, pescando sulla corrente dalla barca ancorata. Postazioni altrettanto ottime sono quelle davanti ai promontori rocciosi, dove si verifica un movimento di corrente che tende a portare pastura ed esche verso il largo. La tecnica di pesca all’occhiata è quasi simile a quella usata per l’aguglia. Canna bolognese di circa 6m., però più morbida di quella usata per l’aguglia. Il diametro del filo caricato in bobina varierà dallo 0,14 allo 0,18. La lenza, costituita da un galleggiante a penna portante uno o due grammi di piombo, è completata da un bracciolo di monofilo dello 0,14 lungo 1,5 m. L’amo è cristallino, diritto e di gambo corto, compreso tra il n. 10 e il n. 16. Per esca si adoperano la sarda, la polpa di gambero, il polmone del mitilo, il bigattino. La presenza delle occhiate è annunciata da frequenti bollate sulla superficie dell’acqua. Una volta avvenuta l’abboccata, la ferrata dovrà essere morbida. La preda, molto combattiva e resistente, deve essere recuperata con un guadino.

 

 

Lo sgombro e il sugarello: presenti in tutte le stagioni dell’anno, sgombri e sugarelli sono due pesci con molte affinità per quanto riguarda le tecniche di pesca. Entrambi stazionano a mezz’acqua, in grossi banchi. Il sugarello è solito comparire in prossimità della barca, dove staziona a lungo. Lo sgombro, invece, compare all’improvviso e altrettanto improvvisamente scompare. Per pescare queste due specie è necessario il ricorso ad attrezzature molto robuste e, al tempo stesso, maneggevoli e leggere. La canna, lunga sui 5 m. deve permettere di poter salpare anche due esemplari catturati contemporaneamente, ma deve possedere una cima molto sensibile per riuscire a percepire le mangiate. Il mulinello caricato con filo dello 0,25-0,30, deve permettere di contrastare le puntate dei pesci allamati.Gli ami, storti, rinforzati e a gambo lungo, variano dal N. 1 al N. 8. La pesca di sgombri e sugarelli avviene a barca ferma e necessità dell’impiego della pastura per richiamare il pesce. La pastura ( a base di sarde o acciughe intere salate) viene messa in una rete legata sul bordo della barca e immersa in acqua a un metro di profondità in modo che il rollio dell’imbarcazione provveda a far uscire oltre ai frammenti anche una scia odorosa. Si pesca sulla corrente con grammature medio-leggere, facendo lavorare la lenza in modo da far assomigliare le esche (filetti di acciuga o sarda) a piccoli pesciolini in fuga, alzando e abbassando con dolcezza il cimino.

 

L’orata: è una preda molto ambita. In estate la si ricerca sui fondali sabbiosi, nei mesi freddi su fondali scogliosi o ricoperti da praterie di posidonie. Nella pesca su fondali sabbiosi è preferibile non ancorare la barca, ma farsi trasportare dalla corrente. La lenza può essere a due ami con trave dello 0,30 e braccioli dello 0,25 lunghi 40 cm. Se si usa un solo amo, il bracciolo sarà lungo 100 cm. In entrambi i casi, gli ami bronzati, storti e rinforzati, dal n. 2 al n. 6, saranno innescati con esche vive (gamberetti di scoglio, granchi di sabbia) oppure con esche morte (sarde, mitili). Per la pesca dell’orata è consigliabile pasturare con mitili schiacciati, anche se questa pastura può attirare la minutaglia.

 

Il grongo: è un pesce che vive negli anfratti di rocce sommerse. La lenza deve essere quindi calata là dove si pensa vi siano le sue tane. I gronchi sono catturabili più facilmente di notte e possono dare grosse soddisfazioni, non tanto per la loro combattività, quanto per la mole interessante raggiunta da alcuni esemplari. Per catturarli si usa una lenza costituita da una madre dello 0,70, di cui sono assicurati due braccioli dello 0,60 e lunghi 100 centimetri ciascuno. Si può anche usare un cavetto di acciaio. Gli ami non dovranno essere inferiori al n. 0, poiché dovranno portare sarde o totanetti interi. Il ricorso a una pastura di sarde, racchiusa in una rete a maglia fitta, calata a 2-3 m. dal fondo, assicura quasi sempre buoni risultati.

                       

 

I pesci dei fondali

 

Sui fondali sabbiosi, in prossimità delle coste, è abbastanza frequente incontrare grossi banchi di mormore. Pesci curiosi, basta che un piombo ari il fondo e sollevi nuvolette di sabbia perchè inizino a seguire questa scia. Affine alla mormora, per quanto riguarda le modalità di pesca, è la tracina, pesce tanto temibile per le punture prodotte dai suoi aculei, quanto ricercato per la bontà delle sue carni. Le mormore, le tracine, il pagello, le gallinelle, si pescano con la barca in movimento. Normalmente si usa mettere in pesca tre canne contemporaneamente, facendole lavorare a distanze diverse dalla barca. La canna adatta è lunga 3 m e ha cimino sensibile. La lenza è composta da un solo bracciolo dello 0,25, lungo 100 cm, terminante con un amo rinforzato, cristallino e a gambo lungo dal numero 5. Il piombo, a “saponetta”, va dai 30 ai 50 gr. Le esche più indicate sono l’arenicola, la tremolino, il muriddu. Per pescare il pagello è necessaria una lenza robusta, dello 0,35, dotata di braccioli dello 0,25-0,28 e lunghi dai 25 ai 50 cm. I piombi saranno scelti in funzione dei fondali e delle correnti, comunque mai inferiori ai 20 gr. Gli ami, dal N. 4 al N. 8, saranno a gambo medio, molto robuste e con punta acuminata. Le ore migliori per insidiare i pagelli sono quelle che seguono il sorgere del sole e quelle immediatamente precedenti al tramonto. Durante il giorno, questo pesce diventa diffidente e abbocca di rado, con particolare circospezione.

 

Prede da scoglio

 

Le scogliere sommerse e le grandi formazioni rocciose costituiscono l’habitat di sparlotti, perchie, donzelle, tordi, serranidi, scorfani, castagnole rosse. Per questi pesci non servono attrezzature particolari. Basta una canna lunga 3 m., ad azione rigida di punta. Le lenze saranno costituite da una madre dello 0,25/0,28, con braccioli lunghi da 10 a 30 cm e diametro dallo 0,18 allo 0,25 mm. Gli ami, rinforzati e a gambo lungo, variano dal n. 10 al n. 16. Si pesca a barca ancorata e cambiando sovente posto. La pesca di queste specie è indicata per i dilettanti e i principianti del bolentino. Le secche meno battute sono popolate da grossi saraghi, dentici e cernie. Su alti fondali, dove è possibile la cattura di prede da record, è consigliabile calare delle lenze robuste, costruite su un trave dello 0,40/0,50 dal quale partono tre braccioli rotanti di 40 cm. e con diametro dello 0,40 mm. Sui braccioli vengono montati ami rinforzati, storti e a gambo medio dal n. 1 al n. 5. La canna deve essere molto robusta e in condizioni di sostenere zavorre nell’ordine di 100/300 g. Nella bobina del mulinello, che deve essere più potente che veloce, si carica monofilo dello 0,50.