SPINE E VELENI

Premesso che i pesci realmente velenosi sono, per nostra fortuna, abbastanza rari, va tuttavia ricordato che ogni pesce dotato di spine esterne è in grado di provocare dolorose punture a causa di quel muco, a volte addirittura tossico, che sempre ricopre la sua pelle , proteggendola.

Altre volte le spine possono diventare pericolose, indipendentemente dalla presenza di particolari veleni, per le loro dimensioni e per l'uso che di esse viene fatto: ad esempio, alcuni abitanti tipici delle acque tropicali, appartenenti alla famiglia degli Acanturidi e noti con il nome di pesce chirurgo, posseggono vicino alla coda una lamina tagliente che, in posizione di riposo, è praticamente invisibile. All'apparire di un potenziale nemico però, con un opportuno movimento della coda, sfoderano la pericola arma pronti a colpire.

Ma, il danno può diventare maggiore allorché, come avviene in alcune specie, alle spine sono collegate speciali ghiandole velenose.

E' curioso notare come la maggior parte dei pesci, dotati di queste pericolose prominenze, abbia abitudini sedentarie; spesso privi di vescica natatoria, passano il loro tempo abilmente mimetizzati tra le rocce o nella sabbia e il fatto che si spostino soltanto raramente e con movimenti impacciati fa supporre che questi siano meccanismi di difesa sviluppatisi come protezione ad una facile aggressione esterna.

All'ordine degli Scorpeniformi appartengono alcuni tra i pesci più velenosi come lo scorfano rosso (Scorpaena scrofa) che, comune nei nostri mari, sarà probabilmente noto a molti più per le qualità gastronomiche che per la dolorosa puntura che le sue spine dorsali possono provocare. Vive immobile tra le rocce, attendendo con pazienza l'arrivo del pasto: allorché infatti un incauto pesce passa nelle sue vicinanze, apre la bocca provocando un violento risucchio d'acqua che gli porta direttamente tra le fauci il malcapitato.

Parente stretto dello scorfano è uno dei più noti abitanti dei mari caldi, il bellissimo Pterois volitans; è dotato di un veleno molto potente, che usa anche come arma di offesa erigendo la pinna dorsale e lanciandosi con sicurezza contro altri pesci anche notevolmente più grossi.

Sempre nelle acque tropicali vive un altro appartenente all'ordine Scorpeniformi; il cosiddetto pesce pietra (Synanceja verrucosa), il cui nome, non a caso, deriva dalla sua caratteristica conformazione morfologica. E' infatti tozzo e pieno di protuberanze, che lo rendono simile ad un sasso rivestito di vegetazione.

Le ghiandole situate alla base delle spine dorsali di questo animale posseggono un potentissimo veleno in grado di uccidere un uomo in poco tempo.

Ma ritorniamo un attimo alle più familiare acque mediterranee ricordando gli appartenenti alla famiglia dei Trachinidi noti con il nome volgare di tracine.

Questi pesci abitano fondi sabbiosi o fangosi ed in questi restano letteralmente immersi lasciando spuntare soltanto gli occhi e le micidiali spine dorsali, dotate di ghiandole velenifere. Frequenti nei mesi primaverili ed estivi nei bassi litorali, si spingono in inverno verso il fondo, raggiungendo talvolta profondità di cento metri ed oltre.

Per concludere, ricordiamo trigoni e aquile di mare (ordine Raiformi, sottordine Myliobatoidei), il cui corpo appiattito è caratterizzato da una lunga coda sottile alla cui base si trova un pericoloso aculeo seghettato di dimensione a volte notevoli e fornito anch'esso di ghiandola velenifera. Anche queste specie sono prevalentemente bentoniche e vivono di norma mimetizzate nella sabbia ma, quando capita di osservarle in nuoto, danno l'impressione di volare nell'acqua con incredibile grazie.

 

Pterois Volitans                         Scorfano rosso