IL SURFCASTING

 

 

Tra tutte le specialità di pesca che si praticano dalla riva, il surfcasting è certamente la più spettacolare e affascinante. Ma è anche quella che presenta  le maggiori difficoltà, che impongono al pescatore una preparazione tecnica notevolissima e un continuo aggiornamento.

Il significato del suo nome è semplice: "lanciare oltre l'onda". Infatti, questo tipo di pesca si pratica da spiagge dove il mare aggredisce le rive con le sue onde.

Il surfcasting nasce alla fine del secolo scorso in Florida dove, alcuni appassionati avevano iniziato a praticare dalla riva i sistemi normalmente utilizzati dalla barca. Si era infatti notato che i grossi predatori, da sempre a caccia di banchi di pesce azzurro, arrivavano talvolta a poche decine di metri dalla riva cercando i pesci-esca, sospinti dalla mare e attratti dal cibo che giungeva dalla spiaggia. Utilizzando del pesce vivo come esca e lanciandolo oltre la risacca con filaccioni o canne rudimentali, era spesso possibile catturare predatori anche di grossa mole.

Oggi l'impronta tecnica originaria, affinata nei sistemi, vive solo nei bacini atlantici dove effettivamente si verifica con costanza l'identica catena alimentare, mentre lungo la maggior parte delle coste sabbiose, il surfcasting è profondamente cambiato, diventando una disciplina molto eterogenea, con un orizzonte di probabilità più ampio che prevede la cattura di tutte le prede in pascolo sulla sabbia e non soltanto di predatori. Anzi, per quanto strano possa sembrare, i "grufolatori" (pesci che cercano il cibo sul fondo sabbioso) rappresentano oggi le prede più comuni. Il surfcasting dunque è cambiato, adattandosi ai mari in cui viene praticato, alla frequenza delle mareggiate annuali, al tipo e alla quantità delle prede presenti.

Solo nei bacini oceanici, tuttavia, la marea con i suoi dislivelli di oltre 1,5 m, produce con costanza circa 3 volte al giorno quel fenomeno ideale per praticare il surfcasting : onde lente e possenti, che esplodendo rivoltano il letto della spiaggia, portando allo scoperto gli organismi che nasconde.

Negli altri bacini, compresi quelli italiani, le mareggiate si verificano saltuariamente, solo grazie alla direzione e all'intensità del vento; si creano allora onde imprevedibili e difficili da affrontare. Questa difficoltà fa dei nostri specialisti di surfcasting i migliori in assoluto.

 

 

Le attrezzature

 

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Il surfcasting è una tecnica che richiede molto dai suoi attrezzi in quanto a prestazioni, ma che riserva sempre una grande attenzione alla leggerezza e alla maneggevolezza.

L'ambiente di pesca tipico per praticare il surfcasting è notoriamente ostile: la salsedine e un impiego poco "delicato" delle attrezzature mettono a dura prova i materiali, sottopongono a usura le parti meccaniche e riducono la vita operativa  di canne e accessori.

 

Le canne

Di solito si usano 3 canne di diversa lunghezza e potenza, rapportate ai luoghi dove andranno usate, diciamo a partire dai 3,80 metri per arrivare ai 5. La scelta cadrà su modelli specifici, telescopici, con potenze che andranno dagli 80-150 gr di piombo e dovranno avere quelle caratteristiche costruttive capaci di superare prove impegnative quali le mareggiate invernali ed i continui strappi e sollecitazioni del lancio. Importante è decidere, quando si sceglie la canna, quale tipo di mulinello deve essere abbinato, visto che è possibile con questa tecnica usare mulinelli a bobina rotante e se decidiamo di usare uno di questi mulinelli è necessario che la canna sia predisposta a questo uso e che sia dotata di un adeguato attacco porta mulinello e di un manico corto.

 

I mulinelli

Alle canne scelte, devono essere abbinati mulinelli adeguati, ma con spiccate caratteristiche di salinità e resistenza. Anche in questo campo esistono prodotti specifici che soddisfano ogni richiesta del surf casting. Possono essere impiegati due tipi di mulinello: a bobina fissa e a bobina rotante. Diciamo subito che la discussione su quale dei due sia più adatto è ancora aperta e accesa e tale rimarrà, in quanto, la scelta rimane un fatto legato più alle preferenze personali che a ragioni meramente tecniche. Al neofita va consigliato sicuramente il sistema a bobina fissa che dà meno problemi al pescatore. Inoltre, per i primi tempi, ci si deve concentrare sulle tecniche di lancio ed usare un mulinello a bobina fissa, semplifica sicuramente l’apprendimento delle tecniche di lancio. Una volta apprese queste, ci si potrà avvicinare al lancio con il rotante che richiede sicuramente più tecnica. Le caratteristiche del mulinello devono essere quelle di un attrezzo veloce e potente nel lancio e nel recupero, dotato di più bobine di ricambio caricate con monofili diversi, e con una frizione affidabile e di facile regolazione. Conviene spendere due parole sulla bobina del mulinello che nel Surf Casting veste un ruolo importante; infatti il suo profilo di uscita del monofilo può condizionare positivamente o negativamente la gittata del lancio, a causa dell’attrito che può generarsi tra i due elementi. Scegliendo prodotti progettati per il surf si potrà contare su caratteristiche tecnologicamente migliori.

 

Il monofilo

 Forse nessuna tecnica delle acque salse richiede una varietà di monofili come il Surf Casting e non parliamo solamente di diametri, ma anche di colore, carico di rottura, fluorescenza e resistenza alle abrasioni. Nel surf si impiegano diversi monofili:

- per caricare le bobine del mulinello useremo monofili di tipo super con diametri che partono dallo Ø0.20 fino allo Ø0.40, con caratteristiche di alta resistenza alle parrucche e alle abrasioni. Anche il colore è importante, in quanto un tipo colorato risulta essere più visibile nelle fasi di recupero delle prede;

- per lo “shock leader”, formato da uno spezzone lungo un paio di metri più lungo della canna, viene utilizzato un monofilo con un carico di rottura maggiore variabile in base alle caratteristiche di elasticità della canna utilizzata e al piombo montato sul finale, comunque compreso tra Ø0.30 e Ø0.60. E’ utile specificare l’uso dello shock leader: esso permette, nelle fasi di lancio, di poter forzare il carico impresso al movimento rotatorio del lancio oltre il carico di rottura del monofilo presente nella bobina del mulinello, senza veder partire il calamento completo di piombo ed esche. Quindi lo shock leader viene montato come finale della lenza madre del mulinello, tramite un nodo particolare, e alla fine di esso viene legata la girella a cui attaccheremo poi il finale (o il piombo, a seconda del calamento che stiamo utilizzando).

- per la costruzione dei calamenti sono necessari una varietà di monofili, con diametri e caratteristiche diverse, capaci di sopperire a ogni necessità. Dovranno essere di tipo super, resistenti al nodo e di colore neutro, oppure fluorescente. Di solito nei calamenti vengono utilizzati due diametri diversi, quello più grosso verrà utilizzato per creare la lenza madre e quello più sottile per legare gli ami. Questa differenza è necessaria, visto che la lenza madre dovrà reggere il peso del piombo, mentre sui bracci, dove sono montati gli ami, è necessario avere un diametro più basso, per fare in modo che sia meno visibile.

- per alcuni calamenti particolari è necessario disporre di terminali in acciaio, già montati, oppure del filo di acciaio ricoperto, in bobina, da montare. In questo ultimo caso è necessaria una pinza e relativi tubetti (sleeves). Utilissimo per i Gronghi e per il Pesce Serra.

- per legare alcuni tipi di esche, come ad es. il filetto di sarda, utilizzeremo un monofilo a basso costo, dello Ø0.12 – Ø0.16, oppure del filo elastico.

 

Gli ami

Anche qui sono necessari diversi tipi e modelli: per la “caccia grossa” impiegheremo ami in acciaio con occhiello, magari con la punta ad “artiglio d’aquila”, della misura adatta all’esca che impiegheremo. Utili anche ami a gambo lungo, cromati, a paletta, quando si usano i vermi (arenicole, murriddi, vermi di rimini, ecc.). Buoni anche i modelli stagnati, dritti, a paletta o con occhiello, per la sardina (intera o a filetto), tranci di calamaro o di seppia, ecc. Per le dimensioni, essi saranno scelti in rapporto al volume dell’esca, preferendo il montaggio di più ami piccoli, a “corona”, invece di uno solo ma più grande.

 

I piombi

Per poter lanciare le nostre esche alla distanza voluta utilizzeremo dei piombi di diversa forma e diversa grammatura. Di volta in volta sceglieremo la miglior combinazione forma/peso per raggiungere una distanza sufficiente a portare le esche in pesca e, cosa ancor più importante, farcele rimanere il tempo sufficiente al pesce per abboccare. Da qui la necessità di utilizzare piombi particolari, studiati appositamente per il Surf Casting, che hanno la caratteristica di offrire poco attrito nel lancio ma molta resistenza all’effetto di trascinamento che costantemente le onde fanno in direzione della battigia. Tra tutti, il più pratico e il più efficace rimane il famoso “Cono Meloni”, un cono di piombo con un peso dagli 80 gr. ai 200 gr., con attacco sfasato dal centro e con una lavorazione a “becco” che frena l’azione delle onde, mentre la forma a cuneo “vola” egregiamente. Atri modelli validi presentano forme appiattite, a disco o a rombo, la cui superficie è lavorata a bassorilievo e quindi, una volta poggiato sulla sabbia, offre una buonissima resistenza al trascinamento. Esistono anche modelli che funzionano egregiamente con mare molto mosso o in situazione di forte corrente, chiamati “spike” (arpione), che presentano degli arpioni d’acciaio che, infilandosi nella sabbia, lo tengono ancorato al fondo. In commercio esistono comunque diversi tipi di piombo, con diversa forma e diverse grammature. Nella scelta dei modelli da utilizzare bisogna comunque tenere conto di alcuni parametri:

- potenza della canna
- terminale impiegato
- condizioni meteo.

Quindi, se abbiamo attrezzi da lancio leggero è inutile portarsi a spasso pesi di 150 grammi! Ugualmente, se le nostre zone di pesca sono a fondo misto di sabbia e roccia o sabbia e posidonia è perfettamente inutile portare gli spike anche se il mare è molto agitato, perché li lasceremmo tutti sul fondo.

 

 Gli accessori

Nel surf casting alcuni accessori, più che complementari dell’attrezzatura, ne sono parte integrante. Il puntacanna o il tripode sono indispensabili per poter svolgere l’azione di pesca ed è impossibile concepire il Surf Casting senza questo prezioso strumento. Guardiamoli nel dettaglio:

- Puntacanna (o Puntale). E’ uno strumento che, conficcato nella sabbia, permette di infilarci il piede della canna, sorreggendola e permettendo di tenere la canna in tensione senza doverla avere sempre in mano. Di solito sono realizzati in alluminio o in materiale plastico, adatto quindi a resistere alla salsedine. Sono da consigliare modelli lunghi almeno più di un metro, un metro e mezzo, in quanto è fondamentale tenere la canna molto alta per evitare il più possibile l’azione delle onde sul filo del mulinello.

- Tripode (o Treppiedi): E’ uno strumento molto funzionale, anche se adatto più al Beach Legering, che permette di posizionare le canne in pesca su di esso, in modo che siano visibili le abboccate. Il tripode ultimamente si è anche completato con tutta una serie di accessori che rendono più comoda la postazione di pesca, come ganci vari, vaschette, ripiani, ecc. utilissimi in fase di innesco e per avere tutto a portata di mano. Comunque molti “surfer” continuano ad utilizzare il classico puntale che è comunque più facile da spostare ed ha l’innegabile vantaggio di permettere di poter piazzare le canne anche a diversi metri di distanza l’una dall’altra in modo da coprire una porzione di spiaggia maggiore.

Altro accessorio utilissimo è il raffio, mentre il guadino non viene utilizzato nel Surf Casting. Le prede più grosse vanno infatti raffiate e salpate prima che raggiungano la battigia. Le prede più piccole possono essere spiaggiate in tutta sicurezza. Il raffio non deve avere particolari caratteristiche, va bene un modello robusto, anche non telescopico.

Altro accessorio utile sono gli stivali a coscia o meglio ancora il “Wader” ascellare, specie di tuta, di solito in neoprene, che presenta in un corpo unico stivali, pantaloni e corpetto. Esso permette di entrare in acqua fino alla cintola senza bagnarsi. E’ utilissimo per salpare le prede oppure, in presenza di fondali bassi, permette di fare il lancio stando in acqua anche a diversi metri dalla battigia, aumentando così la gittata del lancio.

Chiudiamo la lista degli accessori con la voce “illuminazione”. Anche se non ne abbiamo ancora parlato diffusamente, il 90% delle battute di Surf Casting si svolgono di notte e il reparto illuminazione deve essere ben fornito almeno di due fonti luminose:
- Una lampada a mano con un fascio potente e profondo, utilissimo per raggiungere la postazione e da posizionare adeguatamente in modo da illuminare le fasi di allestimento dell’attrezzatura e il recupero delle prede;
- Una lampada da testa che ci servirà per illuminare le fasi di preparazione dei calamenti e l’innesco degli ami, quindi dotata di un fascio luminoso potente e concentrato. E’ meglio che abbiano le batterie distaccate in modo da non appesantire la testa e di non cadere ad ogni lancio. Nel caso il modello scelto funzioni con le batterie attaccate, basterà una piccola modifica per portare il vano batterie alla cintura e collegarle alla lampada tramite un filo elettrico adeguato.