IL PEPERONCINO

Il peperoncino è un ortaggio. Da sempre però è stato usato come spezia. In Europa lo ha portato Cristoforo Colombo che i Reali di Spagna finanziarono convinti che dai suoi  viaggi sarebbero arrivati nuove qualità di spezie, merce rarissima e allora assai richiesta. Sul diario di bordo della prima spedizione di Colombo, Bartolomeo de Las Casas scriveva: "La spezia che essi mangiano e abbondante e più importante del pepe nero...". Era il peperoncino e quelli che lo mangiavano erano gli indigeni del nuovo mondo. Il destino del  "diavolillo" era già segnato. Proprio come spezia si sarebbe diffuso e affermato in tutto il mondo. Il successo arrivò ma non ci furono i risultati economici che si aspettavano. Il peperoncino, facilmente coltivabile dappertutto, si acclimatò benissimo in Europa. Non fu più necessario importarlo e il business cadde sul nascere. Così mentre Spagna, Portogallo, Olanda e Inghilterra litigavano per accaparrarsi le spezie vere e proprie che crescevano solo nei paesi di origine, il peperoncino, che attecchisce anche in un vaso sul davanzale, imbocca una strada tutta sua. Diventa subito la spezia dei poveri, di tutti quelli che non potevano permettersi le costosissime spezie orientali. I popoli ricchi non l'apprezzarono. Fu bandito dalle tavole aristocratiche e anche moralisti e puritani lo avversarono considerandolo eccitante e "suscitatore di insani desideri". Con la cucina povera invece fu amore a prima vista. Il peperoncino da sapore ai cibi che non ne avevano, conservava la carne quando i frigoriferi non c'erano, con le sue proprietà disinfettanti era di aiuto alle popolazioni dei paesi caldi. Niente business ma un destino popolare e democratico in poco tempo diffonde il peperoncino soprattutto fra le popolazioni povere con regimi alimentari monotoni e carenti di proteine. Col peperoncino i messicani insaporivano le tortillas, gli africani la manioca, gli asiatici il riso. In Italia le regioni meridionali e in special modo la Calabria hanno reso vivace e gradevole la loro cucina povera, vegetariana, fatta di ingredienti umili e di pochissima carne. Con la loro fantasia hanno creato autentici gioielli gastronomici e l'amore a prima vista è diventato amore eterno. Tanto che oggi parliamo di "peperoncino. Qualità Calabria".

 PEPERONCINO E SALUTE

I peperoncini sono ricchissimo di vitamina C. Ne contengono la massima concentrazione esistente in natura: Proprio studiando questi ortaggi il medico ungherese Szent Gyorgy scoprì e isolò questa preziosissima vitamina ottenendo per questa scoperta il Nobel per la medicina nel 1937. Una spolverata di polvere di peperoncino sulle pietanze o, meglio ancora dei peperoncini freschi tagliuzzati, garantiscono l'apporto giornaliero di vitamina C che ci difenderà da infezioni, malattie di raffreddamento e disturbi cardiovascolari. Il peperoncino inoltre migliora e stimola la circolazione. Le proprietà vasodilatatrici e anticolesterolo sono riconosciute da tutti. Ad essa si aggiunge l'azione della vitamina PP che rende elastici i capillari e della vitamina E che aumenta l'ossigenazione del sangue. Per questi motivi il peperoncino è utilissimo per la prevenzione e la cura dell'arteriosclerosi. L'uso costante di peperoncino abbassa il livello di colesterolo nel sangue, aiuta il cuore, agisce come vasodilatatore con grossi benefici per i capillari e per le arterie coronarie. I semi contengono molti acidi polinsaturi che eliminano dalle arterie il colesterolo in eccesso e i trigliceridi. Il peperoncino anticancro non è solo un'affascinante teoria. Il Prof. Giulio Tarro, oncologo di fama internazionale, sostiene che le sostanze presenti nel capsicum svolgono una precisa azione anticancro. Più precisamente che "il peperoncino con i suoi componenti è dotato di grandi potenzialità anticancerogene, non solo aspecifiche per l'alto contenuto di vitamine antiossidanti ed immunomodulanti, ma soprattutto per il suo principale agente piccante, la capsaicina, che esplica effetti di chemioprevenzione e chemioprotezione". Tarro aggiunge testualmente " la capsaicina presentata come una spada dalla doppia lama per le sue proprietà irritanti ha evidenziato tuttavia effetti chemioprotettivi contro la mutagenesi e tumorigenesi da parte del vinocarbammato e della ninitrosodimeti lamina. Più che piccante, la capsaicina del peperoncino fa commettere suicidio alle cellule tumorali mentre l'applicazione locale di capsaicina ha inibito la formazione di tumore cutaneo indotto dal diestere forbolico nel topo. L'attivazione dei fattori di trasmissione indotta dal diestere forbolico o dal TNF (fattore di necrosi tumorale) viene soppressa dalla capsaicina non solo nell'epidermide del topo ma anche in coltura di cellule leucemiche umane promielocitiche. La capsaicina ha inoltre inibito l'attivazione di fattori di trascrizione in cellule umane di melanoma maligno con l'effetto di sopprimere la proliferazione delle cellule del melanoma. Ancora la capsaicinaha indotto l'apoptosi (suicidio) di cellule di coltura, mediante la generazione di gruppi ossidanti a rapida attivazione enzimatica fosforilante. In maniera analoga, infine, la capsaicina ha provocato la morte per suicidio delle cellule umane del tumore mammario con attivazione di alcuni enzimi e disattivazione di altri." Nell'intestino il peperoncino svolge un'azione antiputrefattiva e antifermentativa. Impedisce che le tossine passino nel sangue. Un'azione preventiva assai utile nel tipo di alimentazione moderna con cibi raffinati senza scorie e una lunga permanenza del cibo nell'intestino.  In Cina e in India il peperoncino rosso piccante viene normalmente utilizzato contro la depressione soprattutto quando questa si accoppia all'inappetenza.